SESSUALITA’ E TIMIDEZZA
Spesso la sessualità e la timidezza sono correlate tra loro. Per capire meglio come conosciamo un po’ cosa si intende per timidezza. Essa si manifesta come una modalità esistenziale in cui l’essere-con non si palesa solo nel trovare un equilibrio stabile di relazione, ma nello stare fermi mentre è l’altro a venire verso di noi, invadendo il nostro spazio. La timidezza è data soprattutto da un vissuto invasivo e alterato, in cui l’altro è visto come essere giudicante che è capace di spiazzarci e farci rimanere come paralizzati. Spesso i timidi vedono le altre persone, come capaci di scavare nelle proprie debolezze e da ciò consegue quel senso di vergogna che li caratterizza . L’altro, diventa interlocutore dominante, uno specchio nello specchio nel quale si è quasi obbligati a vedere un sé che non ci piace e si vuole negare. Il modo di relazionarsi del timido, non è mai determinato a priori, esso si modifica secondo la prospettiva dell’altro, che diventa il giudicatore, quello che osserva e immancabilmente questo giudizio è molto temuto. L’equilibrio interiore, subisce uno spostamento, non è più il “me” che predomina, ma “ciò che si pensa di me”.
Il timido rimane cosi senza difese, in quanto la sua realtà si sviluppa secondo ciò che gli altri pensano di lui. La sua interiorità appare trasparente e manipolabile, lascia indifesi e privi di riferimenti. Se tutta questa prospettiva, viene inserita in un contesto sessuale, è chiaro che la dimensione esistenziale dell’incontro si colloca davanti a quella fisica, su cui si riflettono poi tutte le caratteristiche di “quell’essere con”. Le relazioni sessuali, diventano per questo inautentiche e soprattutto disfunzionali. Il fine della sessualità , è senza dubbio quello del piacere, ma nell’universo del timido esso cambia completamente e non è più questo lo scopo, ma altro come ad esempio la ricerca della propria identità . Il timido si da all’altro senza una sua identità , perché crea se stesso a seconda del giudizio dell’altro, diventando ciò che l’altro vorrebbe. In sostanza si omologa secondo un modello accettato, traendo da ciò le rassicurazioni di cui ha bisogno. In realtà poi egli non si sentirà affatto rassicurato, perché a questo comportamento segue l’attesa del giudizio e una costante tensione. Tutto ciò porta ad un senso di inadeguatezza che annulla completamente la possibilità di eccitazione sessuale. Insomma la timidezza svuota del tutto la finalità vera della sessualità per portarla verso la compensazione di sbilanciamenti interni, ovvero riempire il proprio mondo indeciso e disorientato. Per risolvere questo problema, bisognerebbe far riemergere i propri vissuti in modo da arrivare alla radice profonda di quel senso di smarrimento e vergogna che caratterizza i timidi. - CHIARA LANARI-
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