Notizie Varie Sulla Salute

Nutrizione nell’emilia ‘ Elba ‘d’ infanzia

D ‘ infanzia è intende periodo di età da 1 a 10 anni, questo periodo se suo in tappe tre seconda può un dell ‘ età: dà 1 a 3 (età prescolare); anni da 3 a 6 (età pre-scolare); dà 6 anni a 10 anni (età scolare).
Egli quasi di crescita da 1 a 3 anni nel lattante lento.differenze più è di peso e tra bambine tutte le ‘ all’altezza di e bambini sono irrilevanti tuttavia un anni debitamente bambine dai avvio e un deposito grasso sottocutaneo.E di maggior ‘ una maturazione di periodo, durante il quale bambino nel suo sviluppo psicomotorio miglioramenti importanti ottiene (linguaggio movimenti, socializzazione) e a UN tempo delle funzioni digerenti maturazione e metaboliche permettono di incorporare alla sua una dieta di grande varietà di alimenti mezzetinte un da un adulto cosa di uno e ragazzo di uno.
E ‘ tuttavia fondamentale adattare ed energetiche necessità di determinati nutrienti alle Sue caratteristiche fisiologiche e alle variazioni nei consumi dovuti tutti i ‘ attività fisica.Quindi bisogna adattare dieta in funzione dello tuo di vita e della struttura del bambino fisica.rallentando velocità di crescita, se riducono I bisogni, nutrizionali cosa un controllo minure traduce si.E ‘ periodo fondamentale di questa della crescita preoccuparsi per la varietà e degli alimenti composizione e instaurarsi monotoni e dietetici regimi di impedire carenti in alcuni nutrienti fondamentali.Altra considerazione è bambino.La socializzazione sua relazione con altre persone della famiglia o amici nulla offrano frequenti il bambino, spesso lontani canoni alimentari raccomandati dai alimenti.
Assunzioni raccomandate
Non esiste, ed esistono differenze individuali importanti in relazione soprattutto adeguato riferimento attività variabile tutti alla ricerca di bambini di fisica età.Fino hanno anni 2 se avviato non limitare di grassi saturi controllo (rossa carne asino,…) .Fondamentale di calcio è necessario annuncio apporto sollevare quantità 800 mg/die.Egli ferro servire non solo la maggioranza dettate dalla emoglobina mio larghezza per incrementalmente il quantità di produzione di ferro totale dell ‘è raccomandata un organismo’ controllo di 7 mg/die.

Di Bambini/eKcal/kg pesoKj kg di calcio (mg), Ferro (mg) Iodio (um) Zinco (mg) (mg) bambini/eSelenio Fosforo (UG) tiamina pesoProteine (g) (mg) Riboflavina (mg) Niacina (mg) (mg) Vit.B6 Vit.B12 folico AC.(ug) Vit.C (mg) ((UG))

Alimenti raccomandati
Egli latte ed devono essere I presenti nell’emilia ‘ Elba derivati ‘alimentazione giornaliera sotto a 3-4 volte tappeto di forma, yogurt o formaggio.Fino tutti i’ anno e mezzo di età egli latte dovrà essere di proseguimento e Petit vaccino PuTTY non bene introdotto annuncio alimenti proteici animale e vegetale, allora.Si attenzione di cibo sia adeguata consistenza Lugo di offrire devono essere alla capacità occlusale bambino.E ‘ alternare fondamentali magre, uova (1-3 alla settimana) e cast principale carboidrati sono pesce.La carni la mi cereali.Fréquentes possono essere assunti con bambino secchi dal egli latte sotto forma di patata stock (riso-pulpa), sotto forma di riquadro e biscotti.
Vi saranno proposti purè e legumi bene avere 18 mesi devono essere privati cuticola esterna.Divisa essere giornaliera complessiva della iniziato in 5 pasti di cui 3 fondamentali e 2 spuntini.Con colazione è raccomandabile potenza di circa il 25%; apporto di controllo egli pranzo 30-35%, 15% merenda cena e 25% dell ‘ controllare giornaliera di energia.

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Radicali liberi e antiossidanti

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Che cosa sono e come vengono prodotti
I radicali liberi sono prodotti di “scarto” che si formano naturalmente all’interno delle cellule del corpo quando l’ossigeno viene utilizzato nei processi metabolici per produrre energia (ossidazione). Se sono in quantità minima aiutano il sistema immunitario nell’eliminazione dei germi e nella difesa dai batteri. Dal punto di vista biochimico, i radicali liberi sono molecole particolarmente instabili in quanto possiedono un solo elettrone anziché due (anione superossido O2-, idrossile OH-, diossido di azoto NO2, ossido nitrico NO-, idrogeno H-, ossigeno O+, ossigeno singoletto O2+, ecc.). Questo li porta a ricercare un equilibrio appropriandosi dell’elettrone delle altre molecole con le quali vengono a contatto, molecole che diventano instabili e che a loro volta ricercano un elettrone e così via, innescando un meccanismo di instabilità a “catena”. Questa serie di reazioni può durare da frazioni di secondo ad alcune ore e può essere ridimensionata o arrestata dalla presenza dei vari agenti antiossidanti. Durante il metabolismo cellulare, per azione degli enzimi citoplasmatici o mitocondriali, come l’enzima superossido dismutasi (SOD, zinco dipendente), i radicali liberi prodotti vengono trasformati in perossido di idrogeno (acqua ossigenata), tossico e dannoso per le strutture cellulari. A sua volta il perossido di idrogeno, grazie all’enzima catalasi (CAT) e glutatione perossidasi (GSAPx, selenio dipendente), viene ridotto in ossigeno e acqua. L’ossigeno e l’acqua possono ora essere escreti dal corpo attraverso l’urina, il sudore e la respirazione.
Gli ulteriori radicali liberi presenti possono essere resi meno attivi grazie all’azione degli agenti antiossidanti che, interagendo con l’elettrone mancante, permettono ai sistemi enzimatici della cellula di neutralizzarli.Come agiscono nel nostro organismo
L’azione distruttiva dei radicali liberi è indirizzata soprattutto sulle cellule, in particolare sui grassi che ne formano le membrane (liperossidazione), sugli zuccheri e sui fosfati, sulle proteine del loro nucleo centrale, specialmente sul DNA (acido desossiribonucleico) dove alterano le informazioni genetiche, sugli enzimi, ecc. L’azione continua dei radicali liberi si evidenzia soprattutto nel precoce invecchiamento delle cellule e nell’insorgere di varie patologie gravi come il cancro, malattie dell’apparato cardiovascolare, diabete, sclerosi multipla, artrite reumatoide, enfisema polmonare, cataratta, morbo di Parkinson e Alzheimer, dermatiti, ecc.Cosa contribuisce a formarli
Oltre alle normali reazioni biochimiche di ossidazione cellulare, contribuiscono alla formazione dei radicali liberi:
- alcune disfunzioni e stati patologici come le malattie cardiovascolari, l’artrite reumatoide, gli stati infiammatori in genere, i traumi al sistema nervoso, ecc.;
- l’ischemia dei tessuti e conseguente riduzione dell’apporto di sangue;
- le diete troppo ricche di proteine e di grassi animali (grassi polinsaturi);
- gli alimenti non tollerati;
- la presenza di un eccesso di ferro che, nella prima fase della trasformazione, fa liberare dal perossido di idrogeno il radicale ossidrile, che è in grado di attivare reazioni chimiche ulteriormente dannose;
- l’azione dei gas inquinanti e delle sostanze tossiche in genere (monossidi di carbonio e piombo prodotti dalla combustione dei motori; cadmio, piombo e mercurio prodotti dall’attività industriale, idrocarburi derivati dalle lavorazioni chimiche, ecc.);
- il fumo di sigaretta, che è una vera e propria miniera di sostanze chimiche nocive;
- l’eccesso di alcool;
- le radiazioni ionizzanti e quelle solari (ozono in eccesso e raggi UVA e UVB). Le radiazioni solari inducono sulla pelle processi di fotoossidazione che degradano gli acidi grassi polinsaturi delle membrane cellulari e conseguente formazione di radicali liberi;
- i farmaci;
- l’attività fisica intensa, sia di resistenza organica che di forza muscolare, causa un incremento notevole delle reazioni che utilizzano l’ossigeno (aumento della respirazione polmonare, dell’attività dei mitocondri delle cellule muscolari, ecc.) e conseguente surplus di formazione di perossido di idrogeno.
Anche le reazioni biochimiche legate all’accumulo e rimozione dell’acido lattico dai muscoli affaticati, contribuiscono ad innalzare la soglia dei radicali liberi. Secondo alcuni studiosi, la lisi della membrana cellulare da parte dei radicali liberi (perossili), è una delle cause del dolore muscolare. Lo stesso avviene per i globuli rossi, contribuendo a determinare o accentuare l’anemia negli atleti.
L’atleta allenato è comunque in grado di fronteggiare la presenza di radicali liberi in maniera nettamente più efficace del sedentario o di chi pratica attività fisica saltuariamente.Gli agenti antiossidanti
Gli agenti antiossidanti riportano l’equilibrio chimico nei radicali liberi grazie alla possibilità di fornire loro gli elettroni di cui sono privi. L’organismo umano si difende naturalmente dai radicali liberi producendo degli antiossidanti endogeni come la superossido dismutasi, la catalasi e il glutatione. Superata una certa soglia è necessario un apporto esterno di antiossidanti.
I principali sono:
- Pigmenti vegetali: polifenoli, bioflavonoidi;
- Vitamine: vitamina C, vitamina E, betacaroteni (provitamina A);
- Micronutrienti ed enzimi: selenio, rame, zinco, glutatione, coenzima Q10, melatonina, acido urico, ecc.).
Gli agenti antiossidanti possono agire singolarmente o interagire, proteggendosi a vicenda nel momento in cui vengono ossidati. Va tenuto presente che ciascun antiossidante ha un campo di azione limitato ad uno o due specifici radicali liberi. Pertanto solo un’alimentazione completa ed equilibrata può garantire un’efficace azione antiossidativa.
Per garantirsi un sufficiente apporto giornaliero di antiossidanti, gli esperti consigliano un’alimentazione equilibrata ed un consumo giornaliero di almeno 5-6 etti di frutta e verdura fresche e di stagione (due etti di frutta e tre di verdura).Polifenoli
Caratteristiche: Composti da più anelli di atomi di carbonio, sono pigmenti (coloranti naturali) presenti in natura. Tra questi ricordiamo la quercetina, l’epicatechina, i flavonoidi (colore chiaro dall’avorio al giallo), le anticianidine, le antocianine (colore rosso), ecc.
Esercitano una particolare azione protettiva dalle lipoproteine a bassa densità L.D.L. (colesterolo che si accumula nelle arterie) che hanno ha un ruolo nella distribuzione cellulare dei grassi e della colesterina.
I polifenoli hanno proprietà antinfiammatorie, antiallergiche e antivirali. Proteggono particolarmente dalla cardiopatia ischemica (malattie delle coronarie, infarto) e dai tumori in genere.
Fonti naturalI: Specialmente frutta e verdura colorata (verde scuro, giallo, viola, rosso, arancione, ecc.) e prodotti naturali da essi derivati:
- cavolo, carota, zucca, fiori di zucchina, spinaci, peperoni, porri, indivia, lattuga, ecc.;
- mirtilli, more selvatiche, lamponi, ciliege, prugne, albicocche, meloni, mele, cachi, aranci, uva nera e i frutti in genere;
- fiori, il polline e derivati (es. propoli delle api).
Particolarmente presenti nei mirtilli sono le antocianine, antiossidanti che preservano anche l’integrità dei capillari e proteggono la retina. L’uva nera è ricca anche di resveratrol, principio attivo dotato di azione preventiva sui tumori, azione svolta anche dal vino rosso. Le foglie del tè sono ricchissime di flavonoidi.Vitamina C
Caratteristiche: Idrosolubile, resiste bene alla luce ed agli acidi. È scarsamente resistente al calore, alcali, tabacco, antistaminici, barbiturici, contraccettivi, aspirina, corticosteroidi.
Svolge molteplici funzioni biologiche come il ripristinino della vitamina E dai radicali tocoferolo e tocoferossili, prodotti durante la perossidazione dei grassi cellulari. Stimola il metabolismo cellulare, agisce come catalizzatore nella respirazione cellulare ed è essenziale per la formazione del collagene (cemento intercellulare del tessuto connettivo), fondamentale per mantenere elastici i tessuti cartilaginei, vasi sanguigni, ossa e denti. Collabora alla formazione del sangue ed alla integrità dei vasi capillari. Disciplina il ricambio del ferro e ne esalta l’assorbimento. Agisce nel ricambio del calcio, magnesio e zinco. Accresce la resistenza alle malattie infettive e contribuisce al recupero da stanchezza fisica. Combatte anche le nitrosammine (formate dai nitriti e nitrati contenuti in alcuni alimenti industriali).
Non viene accumulata dall’organismo, pertanto la colazione e i due pasti principali dovrebbero garantirne l’apporto giornaliero costante. Se carente si avvertono sintomi come perdita di sangue dalle gengive, fragilità dei capillari, dolori articolari, perdita di appetito e debolezza generale. Un eccesso di vitamina C può indurre diarrea, aumento della diuresi, alterazione nell’equilibrio dei minerali e calcolosi renale. La necessità giornaliera dell’adulto è di circa 60 mg.
Fonti naturali:
- peperoncino rosso piccante, prezzemolo, peperoni verdi, radicchio, spinaci, cetrioli, piselli, rape, patate, cavoli, asparagi, cipolle, carote, cavolfiori, zucche, pomodori, vegetali rosso-arancio in genere;
- aranci, mandarini, limoni, cedri, pompelmi, ribes, mirtilli, lamponi, fragole, banane e frutta acidula in genere;
- poco contenuta nelle carni.Vitamina E
Caratteristiche: Liposolubile, non resiste alla luce, al calore, agli acidi ed agli alcali, ai contraccettivi. Viene distrutta da alcuni farmaci.
Le sue funzioni biologiche si evidenziano nel contrastare, in sinergia con il glutatione, la perossidazione degli acidi grassi a livello cellulare. In questa azione produce radicali tocoferolo e tocoferossili che vengono neutralizzati dalla vitamina C e successiva rigenerazione della vitamina E. Interviene nello sviluppo della muscolatura e del tessuto connettivo. Viene definita anche vitamina antisterilità in quanto agisce sulla secrezione degli ormoni sessuali maschili e femminili. Contribuisce alla formazione e salute dei globuli rossi. In sinergia con la vitamina C protegge la cute dall’azione dei raggi solari UVA e UVB.
La carenza rende fragili i globuli rossi del sangue e procura sintomi di debolezza muscolare, difficoltà di concentrazione e apatia. Non è tossica ma se assunta in eccesso può determinare nausea, vomito, diarrea. Inoltre interferisce con l’assorbimento intestinale delle vitamine A, D e K. La necessità giornaliera dell’adulto è in relazione soprattutto all’assunzione di acidi grassi polinsaturi. Normalmente ne occorrono circa 10 mg.
Fonti naturali:
- carne, latte e derivati, burro, tuorlo d’uovo;
- olio di germi di grano, arachidi, olio di oliva, di germi di mais, di girasole e di lino, riso e pane integrali;
- olive, noci, nocciole, frutti oleosi, foglie verdi, lattuga, insalata, piselli.Betacaroteni e vitamina A
Caratteristiche: Precursori della vitamina A sono i carotenoidi (betacarotene, licopene, luteina, ecc.), un gruppo di pigmenti di colore rosso, arancio e giallo presenti nel mondo vegetale (frutta e verdura) e il retinolo che si trova nelle carni degli animali erbivori. L’enzima carotenasi, presente nel fegato, scinde il betacarotene in due molecole di vitamina A.
Il betacarotene è il pigmento colorato della frutta e della verdura che agisce sulle piante per difenderle dai raggi solari (la stessa azione svolta dalla melanina sulla cute umana).
Il massimo della presenza del betacarotene corrisponde con il massimo della maturazione del vegetale. Indipendentemente dal colore, più il vegetale è scuro tanto più pigmenti contiene, quindi più antiossidanti.
I carotenoidi, in sinergia con la vitamina E e il selenio, prevengono la perossidazione lipidica delle membrane cellulari inibendo i radicali perossili. Liposolubile, la vitamina A non resiste agli ossidanti, agli acidi e alla luce. Relativamente resiste alle sostanze alcaline ed al calore. Viene distrutta dall’alcool, dagli antiacidi, anticoagulanti e barbiturici. Assume diverse funzioni biologiche promovendo la nutrizione e la resistenza della cute e delle membrane mucose, specialmente degli occhi, intestino e polmoni. Contribuisce alla sintesi delle proteine, all’accrescimento di nuove cellule, alla formazione dei pigmenti visivi e all’aumento della resistenza alle infezioni. Impedisce l’ossidazione della vitamina C e agisce in sinergia con le vitamine del complesso B, la E, il calcio ed il fosforo. L’utilizzo ottimale della vitamina A richiede la presenza dell’alfa tocoferolo e dello zinco. Se carente comporta difficoltà visive crepuscolari, secchezza e ruvidità della pelle, perdita di appetito, scarsa resistenza alle infezioni. Un eccesso di vitamina A viene accumulato nel fegato e risulta tossico (oltre 10 volte i livelli raccomandati). Può comportare vomito, diarrea, vertigini, debolezza, dimagrimento, ipercalcemia, ingrossamento del fegato e della milza, ipertensione endocranica. La necessità giornaliera dell’adulto è di circa 1 mg.
Fonti naturali:
- olio di fegato di merluzzo e di ipoglosso, fegato di vitello, tuorlo d’uovo , latte, burro, formaggi grassi, panna;
- carote, broccoli, spinaci, finocchi, bietole, prezzemolo, radicchio, cavolo, verza, insalata verde, mais, piselli, fagioli, pomodori, lattuga, zucca;
- banane, albicocche, pesche, arance, mango, vegetali giallo-arancio in genere.Selenio
Caratteristiche: Minerale-traccia attivo sotto forma di seleniocisteina. Invece la sua presenza come seleniometionina diventa disponibile solo se gli alimenti ingeriti contengono metionina. L’assorbimento del selenio avviene nell’intestino tenue. Svolge molteplici funzioni biologiche come la prevenzione, contro i radicali liberi, sulla perossidazione lipidica delle membrane cellulari, particolarmente se associato alla vitamina E. Contribuisce a rafforzare il sistema immunitario, previene le malattie cardiocircolatorie, protegge la cute, gli occhi e i capelli, diminuisce i rischi di insorgenza del cancro, soprattutto al colon, intestino, polmone e prostata. I muscoli e il fegato provvedono a rifornire di selenio il cervello e le ghiandole endocrine (ipofisi, tiroide e ghiandole sessuali) che lo utilizzano per svolgere le loro funzioni. Viene eliminato quasi totalmente attraverso le urine e le feci e, una parte minore, con il sudore e la saliva. Se carente può comportare cardiopatie, debolezza muscolare, alterazione dei pigmenti dei capelli e della cute, danni al pancreas. L’eccesso è tossico e può determinare dolori all’addome, diarrea, nausea, irritabilità, stanchezza, dermatiti, alopecia. Un segnale di eccesso di selenio si evidenzia con un caratteristico odore di aglio nel sudore e nell’aria espirata. Il fabbisogno giornaliero nell’adulto è di circa 55 mcg.
Fonti naturali:
- frattaglie, pesci, molluschi, carni, latte e derivati;
- lievito di birra, germe di grano, pasta (specialmente se di grano duro), riso;
- funghi, noci, aglio, frutta e verdure in genere.Rame
Caratteristiche: Minerale che nell’organismo umano svolge molteplici funzioni biologiche tra le quali l’intervento nell’azione dell’enzima superossido dismutasi che trasforma i radicali liberi in perossido di idrogeno (acqua ossigenata). È presente nella sintesi dei fosfolipidi, nella produzione dell’acido ribonucleico (RNA), nell’utilizzazione della vitamina C e della tirosina. Favorisce l’accrescimento osseo e lo sviluppo del sistema nervoso. Nei globuli rossi del sangue è richiesto per la sintesi del ferro, indispensabile al trasporto dell’emoglobina. È necessario per tenere uniti collagene ed elastina, per la produzione di melanina e per il metabolismo energetico. La capacità di assorbimento del rame viene ridotta dalla presenza di zinco. La carenza di rame provoca sintomi simili a quelli da carenza di ferro dei quali il più evidente è l’anemia. Un eccesso produce irregolarità nelle mestruazioni, perdita di capelli e insonnia. Abbassa la quota di zinco presente.
Il fabbisogno giornaliero nell’adulto è di circa 2-3 mg.
Fonti naturali:
- carne in genere;
- noci, cereali e pane integrale, legumi.Zinco
Caratteristiche: Minerale presente nei muscoli e nel fegato è parte integrante delle ossa e dei denti. Svolge diverse funzioni biologiche che rendono possibile l’azione di moltissimi enzimi. Insieme al rame potenzia l’azione dell’enzima superossidido dismutasi che trasforma i radicali liberi in perossido di idrogeno (acqua ossigenata). Interviene nella formazione delle proteine, in alcune funzioni ormonali e del sistema nervoso, nei processi di accrescimento e di riparazione dei danni ai tessuti e nella difesa immunitaria. La sua presenza si rende indispensabile per l’ottimale metabolismo del fosforo, per la digestione dei carboidrati, per la sintesi dell’acido nucleico e per l’assorbimento delle vitamine. Dipende dallo zinco anche la formazione dello sperma maschile e dell’ovulo femminile. Favorisce la formazione dell’insulina. La carenza di zinco porta a disturbi anche seri a livello metabolico. Possono provocare una carenza di zinco i farmaci anti- MAO, i corticosteroidi, i diuretici ed altri. L’eccesso di alcol può determinare una carenza di zinco in quanto questo minerale fa parte dell’enzima indispensabile per scomporlo. L’inalazione o ingestione di cadmio, come avviene per i fumatori, non permette un’ottimale utilizzazione di zinco. Alcuni alimenti e minerali presenti nella dieta come i cereali crudi, le fibre, la caseina del latte, il ferro, il calcio e il rame, riducono la quantità di zinco assorbita a livello intestinale. Un eccesso di zinco può impedire l’assorbimento del ferro e del rame.
Il fabbisogno giornaliero nell’adulto è di circa 55 mg.
Fonti naturali: Cibi ad alto contenuto proteico in genere:
- carni, uova, formaggi magri, olio di pesce, molluschi;
- germe di grano, cereali integrali, legumi, semi in genere;
- noci, nocciole e frutti con guscio in genere.Glutatione
Caratteristiche: Proteina prodotta nel fegato e composta da tre aminoacidi: cisteina, acido glutammico e glicina.
Svolge numerose funzioni biologiche come la formazione, con il selenio, del glutatione perossidasi, un enzima con azione antiossidante all’interno delle membrane cellulari. Impedisce ai radicali liberi di legarsi alle proteine fibrose, salvaguardando così l’elasticità del collagene con benefici per la pelle e per le arterie. Specialmente a livello polmonare interviene nel sistema immunitario e contribuisce all’utilizzo ottimale degli aminoacidi cisteina e cistina. Migliora l’utilizzo e la biodisponibilità del ferro ingerito con gli alimenti. Aiuta l’organismo a liberarsi dai metalli tossici come il mercurio, piombo, cadmio. Tampona gli effetti tossici dell’alcool, degli additivi e sostanze chimiche ingerite o inalate come i nitriti, nitrati, anilina, derivati dal toluolo e dal benzolo, ecc. Lo stesso per gli effetti dovuti a radiazioni e chemioterapici.Coenzima Q10
Caratteristiche: Appartiene al gruppo degli ubichinoni. Viene sintetizzato dal nostro organismo ma la sua produzione diminuisce andando avanti con gli anni. Ha un’azione simile alla vitamina E. Tra le sue funzioni biologiche si evidenzia quella antiossidante in quanto, nei mitocondri cellulari, partecipa alla produzione di energia trasportando l’idrogeno nelle catene di ossidoriduzione. Ha effetti benefici sul sistema cardiocircolatorio. Il fabbisogno giornaliero per l’adulto è di circa 5 mg, superiore quando si oltrepassano i 35-40 anni.
Fonti naturali:
- carne, pesce;
- cereali, soia, noci, vegetali in genere.Melatonina
Caratteristiche: Secreta dalla ghiandola pineale (epifisi) posta al centro del cervello, è il risultato di complesse reazioni biochimiche che vedono come elementi di partenza il triptofano (aminoacido) e la serotonina (neurotrasmettitore).
La formazione di melatonina avviene anche nella retina, nell’intestino tenue, nelle piastrine del sangue, ecc. La produzione di melatonina varia quantitativamente nell’arco delle 24 ore. Il picco massimo viene raggiunto di notte, tra l’una e le cinque (nella terza e quarta fase REM del sonno profondo). Questo permette un sonno ristoratore in grado anche di migliorare la capacità di autoriparazione e autorigenerazione delle cellule. Intorno ai 40-45 anni diminuisce la sua secrezione. Le sue principali funzioni biologiche, oltre a regolare i cicli di sonno-veglia, sono quelle di protezione del DNA cellulare dall’attacco dei radicali liberi e di stimolo del sistema immunitario. Contribuisce alla rigenerazione dei tessuti connettivi e alla protezione del sistema cardiocircolatorio. Regola il tono dell’umore, migliora la capacità di affrontare lo stress e gli stati patologici in quanto rafforza l’effetto delle endorfine e abbassa il livello di aldosterone e cortisolo (detti “ormoni dello stress”). La sua azione antiossidante è particolarmente efficace, in quanto agisce su diverse tipologie di radicali liberi, con una potenza valutata del doppio rispetto alla vitamina E e di ben cinque volte rispetto al glutatione. L’integrazione di melatonina può essere utile per chi soffre di insonnia (0,3-0,5 mg.) e chi, cambiando fuso orario, deve recuperare il giusto ciclo biologico sonno-veglia e la forma fisica (sindrome del jet-lag). Inoltre per chi necessita di un’azione normalizzante dell’umore negli stati di ansia e di depressione. Non è tossica e non dà assuefazione, ma può dare sintomi di sonnolenza e pesantezza del capo.
Fonti naturali:
- riso, avena, mais;
- pomodori, rapanelli, prezzemolo, zenzero;
- latte bovino appena munto;
- cibi contenenti il triptofano in genere.

Si possono misurare i radicali liberi?
Oggi esiste un semplice esame del sangue, l’ARD System, per verificare se nel nostro organismo vi è un eccesso di radicali liberi. Per effettuarlo è sufficiente chiederlo al proprio Medico oppure in Farmacia.

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Egli tumore della prostata

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Il tumore della prostata consiste in una neoplasia che si origina dalle cellule ghiandolari secretorie. Per tale motivo è definito adeno-carcinoma e la sua evoluzione è influenzata dall’assetto ormonale del paziente. La regione della ghiandola dove più di frequente origina la malattia è la zona periferica della prostata che non ha contatto diretto con le vie urinarie. Questo spiega come mai la sintomatologia sia pressocchè assente negli stadi iniziali e si esacerbi invece solo negli stadi avanzati della malattia allorquando, ad esempio, vengano coinvolti altri organi.
l tumore della prostata è oggi fra le neoplasie più comunemente diagnosticate,costituendo il 20% circa di tutti i tumori di nuova diagnosi. Attualmente è la causa più comune di morte per cancro (circa l’ 11%),avendo ormai superato il carcinoma bronchiale. E’ raramente riscontrato prima dei 40 anni,essendovi un incremento dell’incidenza e della prevalenza con l’aumentare dell’età. Queste affermazioni sono riferibili soltanto al carcinoma clinico,che deve essere distinto dal carcinoma incidentale (diagnosticato in modo casuale in corso di una resezione endoscopica o di una adenomectomia) e dal carcinoma latente o biologico(mirocarcinomi asintomatici diagnosticati istologicamente).Quest’ultimo è un reperto frequentissimo all’indagine autoptica essendo riscontrabile nell’ 80% delle indagini autoptiche dei soggetti con età >80 anni.Localizzazione e diffusione
Il carcinoma della prostata origina in circa l’80% dei casi dalla zona periferica o caudale della ghiandola,in circa il 20% dalla zona centrale ed il resto dalla zona di transizione. Inizialmente la neoplasia si sviluppa all’interno della ghiandola,mentre le diffusioni per contiguità,linfatica ed ematica sono più tardive. La capsula della ghiandola rappresenta una barriera alla diffusine del tumore ma presenta due punti di debolezza e quindi facilmente in filtrabili a livello della zona dell’apice e dove i dotti eiaculatori penetrano all’interno della ghiandola. Anche il resto della ghiandola può per altro essere infiltrata ed il tumore può diffondere ai tessuti periprostatici,alle vescichette seminali,al collo vescicole,agli ureteri ed all’uretra. L’interessamento del retto,nonostante la stretta vicinanza anatomica,è più tardivo per la presenza dell’aponeurosi di Denonviller. La diffusione linfatica avviene prima a livello dei linfonodi regionali rappresentati dai linfonodi otturatori ipogastrici, presacrali e preischiatici. E’ riconosciuta anche una disseminazione linfatica lungo le guaine perineurali dei nervi dello scavo pelvico. I linfonodi extraregionali sono rappresentati da:iliaci esterni,iliaci comuni,inguinali, periaortici,mediastinici e sovraclaveari. La diffusione per via ematica è generalmente successiva al coinvolgimento linfonodale. Le frequenti metastasi ossee sono localizzate al bacino,alla colonna vertebrale,coste e femore.
Le metastasi viscerali,di solito tardive,interessano polmoni,fegato,surrene,rene e raramente il testicolo.istologia-prostata.gifIstopatologia – Macroscopicamente si presenta di colorito lardaceo,di consistenza duro-elastica,a superficie bernoccoluta. Istologicamente si tratta di un adenocarcinoma a cellule chiare in vario grado di differenziazione. Forme meno frequenti sono rappresentate dal carcinoma a piccoli acini,dal carcinoma endometrioide,dall’adenocarcinoma mucinoso e dai tumori neuroendocrini. I sarcomi sono rarissimi (0.1%) colpiscono principalmente l’infanzia ed i giovani adulti.stadiazione-prostata.jpgStadiazione – La valutazione del grading è molto importante per valutare l’evolutività del tumore. Nel cancro della prostata la classificazione di Gleason è la più utilizzata. Ci sono diversi sistemi di grading cellulare; il più comune e’ la somma dei punteggi di Gleason. Tale somma varia da un valore minimo di 2 ad un massimo di 10. I valori più bassi (2-4) indicano una malattia poco aggressiva e con progressione più lenta. Un punteggio compreso tra 5 e 7 esprime un aspetto intermedio mentre una somma tra 8 e 10 indica che le cellule tumorali hanno caratteristiche di elevata aggressività. In particolare il valore della somma di Gleason e’ dato dalla somma di due punteggi che identificano le caratteristiche istologiche predominanti nel preparato e quelle piu’ aggressive (a ciascuna caratteristica viene dato un punteggio da 1 a 5 , in cui 1 indica una neplasia poco aggressiva mentre 5 molto aggressiva.Sintomatologia
La sintomatologia è spesso tardiva. I disturbi menzionali sono sia di tipo irritativo che di tipo ostruttivo sono spesso rapidamente ingravescenti: pollachiuria, stranguria e disuria. Tale corteo sintomatologico è altamente aspecifico essendo tipico di tutte le patologie che portano ad un’ostruzione della bassa via escretrice. Talora il tumore può manifestarsi con i segni della malattia avanzata cioè con: dolori ossei, dolori perineali, insufficienza renal (da ostruzione ureterale), linfedemi degli arti inferiori (da infiltrazione dei linfonodi inguininali), masse linfonodali palpabili. Diagnosi
La diagnosi del carcinoma prostatico si basa su:
Esplorazione rettale;
Dosaggio del PSA;
Ecotomografia transrettale;
Biopsia.L’eplorazione rettale rappresenta il primo approccio obbiettivo del paziente con disturbi menzionali riferibili alla prostata. Considerando che il 70/80% dei carcinomi insorgono a livello della regione periferica della ghiandola è chiaro come questi possano essere individuati con questa semplice manovra. L’elevazione sospetta del PSA (vedi anche paragrafo sui markers tumorali) e la presenza di una zona ipoecogena alla ecografia indicano la necessità di eseguire la biopsia prostatica che può essere eseguita per via trans-rettale o trans-perineale.
Il PSA aumenta qualora le strutture ghiandolari vengano danneggiate (tumore prostatico, infezioni, iperplasia prostatica benigna). Circa il 70-80% dei tumori prostatici viene diagnosticato quando la malattia e’ ancora organo confinata (rispetto al solo 20-30% nell’epoca pre-PSA). Il PSA è estremamente sensibile ma poco specifico. Per aumentare la specificità diagnostica ci si può avvalere di parametri quali la velocita’ di crescita annuale del PSA (PSA velocity), la concentrazione del PSA rispetto al volume ghiandolare (PSA density), il rapporto del PSA rispetto all’eta’ del paziente ed il dosaggio del PSA libero.

Rischio di tumore prostatico in relazione al livello di PSA

PSA< =4,0 ng/ml rischio di contrarre il tumore del 5%
PSA compreso tra 4,1 ng/ml 9,9 ng/ml rischio di contrarre il tumore del 25%
PSA >=10 ng/ml rischio di contrarre il tumore del 55%

Terapia chirurgica
Negli stadi iniziali del tumore alla prostata (I e II) e quando le condizioni generali del paziente lo permettono, si può effettuare la terapia chirurgica che consiste nella rimozione radicale della prostata. Questa terapia permette un’ottima prognosi con un tasso di sopravvivenza a 10 anni che si aggira sul 90% anche se a volte può causare complicanze quali disfunzione erettile (circa il 60%) e più raramente incontinenza urinaria (circa il 7%).
Con la prostatectomia radicale (PR) si rimuove in blocco la ghiandola prostatica e le vescicole seminali ed e’ attualmente considerata il “gold standard” per la cura del tumore prostatico localizzato, per le elevate percentuali di guarigione. Sebbene il miglioramento della tecnica chirurgica (ad esempio tecnica “nerve-sparing”) abbia consentito una riduzione delle complicanze postchirurgiche, la loro frequenza e l’impatto sulla qualita’ della vita dei malati, impongono una accurata selezione dei pazienti. In alternativa, alcuni Centri eseguono la PR in laparoscopia con riduzione di degenza, costi ed incidenza delle complicanze. La probabilita’ di sopravvivenza libera da progressione biochimica di malattia (risalita del PSA) dopo prostatectomia radicale per un tumore localizzato e’ a 5, 10, 15 anni pari rispettivamente al 83-94%, 53-91% e 40-57%.radioterapia-prostata1.jpgRadioterapia – Anche la radioterapia risulta essere un trattamento efficace, specie negli stadi iniziali del tumore alla prostata. Qualora il tumore risulti localmente avanzato o nei casi di recidive locali è possibile proporla con metodica a fasci esterni. Anche la radioterapia presenta delle complicanze quali deficit dell’erezione (dal 25 al 50% dei casi trattati) e disturbi irritativi delle basse vie urinarie con possibili quadri di “urge incontinence”. La terapia radiante può essere utilizzata con intento radicale nelle neoplasie limitate alla ghiandola. Il volume da trattare e la dose da impiegare sono in rapporto allo stadio della malattia. Questo tipo di radioterapia primaria è una valida alternativa alla chirurgia. Alcuni isotopi beta-emittenti in ragione del loro elevato trofismo osseo hanno dimostrato una efficacia terapeutica nella palliazione del dolore dovuto alle metastasi ossee. L’isotopo più utiliazzato per questo scopo è lo Stronzio-89 con il quale si può ottenere una remissione della sintomatologia dolorosa per 1-5 mesi.La RT a fasci esterni consente, attraverso radiazioni ad alta energia emesse da un acceleratore lineare, di indurrre la necrosi delle cellule tumorali. Viene eseguita una simulazione di trattamento: e studiati i fasci di irradiazione idonei ad ottenere dosi adeguate ed omogenee sul campo con il maggior rispetto possibile di retto e vescica. L’irradiazione degli organi contigui alla prostata può determinare un aumento della frequenza delle minzioni diurne e notturne (15% di grado severo), bruciore e urgenza minzionale, diarrea e urgenza alla defecazione, sanguinamento rettale (10-15% di grado severo). A lungo termine si possono riscontrare cistiti da raggi con retrazione della vescica, ritenzione cronica urinaria (3%), incontinenza urinaria (2%), deficit erettile (40-70%), proctiti (6%), sanguinamento rettale persistente (<1%), necrosi delle teste femorali (<1%).
La RT puo’ essere eseguita con modalità convenzionale, conformazionale 3D, “intensity modulated” (IMRT).Brachiterapia temporanea
Con la BT è possibile di somministrare elevate dosi a volumi bersaglio ben definiti, con un limitato coinvolgimento dei tessuti sani limitrofi. Rispetto all’impianto permanente, la sorgente radioattiva viene temporaneamente portata all’interno della ghiandola attraverso dei sottili cateteri. Il paziente viene sottoposto ad una ecografia transrettale, sulla base della quale vengono stabiliti il numero e la posizione dei cateteri attraverso i quali la sorgente radioattiva verrà portata nella prostata. I cateteri vengono quindi infissi con approccio transperineale (tra ano e scroto) sotto guida ecografica, in analgo-sedazione o anestesia loco-regionale. Al termine della procedura di impianto dei cateteri, il paziente viene sottoposto ad una TAC della prostata per definire il piano di trattamento. L’utilizzo di radioisotopi per la Brachiterapia temporanea è attualmente limitato all’Iridio-192 ad alto rateo di dose (high dose rate-HDR).Terapia Ormonale
Nel caso in cui non sussistano le condizioni generali e/o locali per una terapia chirurgica o radioterapica o la malattia sia ormai sistemica vi è la possibilità di eseguire efficacemente un trattamento ormonale antiandrogenico con farmaci che agiscono sia centralmente (analoghi LHRH) che perifericamente (Ciproterone acetato, Bicalutamide, Flutamide ed altri) inibendo l’azione di stimolo da parte degli androgeni sulle cellule tumorali prostatiche e ritardando così la progressione della malattia. Anche l’ormono-terapia ha degli effetti collaterali importanti quali la drastica diminuzione della libido, la disfunzione erettile e la ginecomastia (aumento di volume della ghiandola mammaria).Altre terapie
Alcuni Centri stanno valutando strategie terapeutiche alternative: l’obiettivo di tutti questi tentativi e’ di ottenere il controllo oncologico della malattia con una minore invasivita’ e ridotta morbilita’.
Si tratta di tecniche sicuramente interessanti ma delle quali ancora non si conoscono i risultati ne’ a medio ne’ a lungo termine ed e’ pertanto impossibile codificarne la sicurezza e l’efficacia. Al momento si tratta pertanto di protocolli a carattere sperimentale che possono essere proposti solo in casi selezionati: come terapie di salvataggio dopo fallimento delle terapie standard o qualora queste ultime non dovessero essere applicabili. Rientrano in questo gruppo la Crioterapia e la Rita ( termoterapia interstiziale indotta mediante radiofrequenze) che perseguono la distruzione del tessuto tumorale prostatico rispettivamente con il congelamento o l’induzione di un incremento termico.Fonte: www.med.unifi.itBookmark and Share

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Colorettale Carcinoma

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Cosa è?
E ‘ un maligno nasce nel circa il 40% dei quasi intestino.Nel tumore se riscontra in solista nel retto e nel 70% circa nel tratto Porretto sigma.

Incidenza

Venire a causa di morta, al terzo posto nell’emilia ‘Elba’ Tronchetti-uomo e nella Italia quarto è, donna, senza una differenza tra I due sessi incidenza grossa. Se verifica soprattutto nell’emilia ‘Elba’ età Cherubmedium avanzata (tra i 60 e i 75 anni).

Causa principali

Assigned Epidemiologici Studi sono arrivati alcuni giochino fabbriche e tumore di sviluppo master un importante ruolo nel. Frequente Tra: diete ricche di grassi e di carni bovina, povere di scorie e di fibra, la familiarità.En quest’ultimo caso la ricerca è il rischio di patologia è dovuto – tre volte superiore nei soggetti riceve I cui parenti stretti abbiano già avuto l’intestino Maggiore tratto.È neoplasie è a rischio nei pazienti portatori di malattia infiammatoria idiopatica cronaca dell’intestino (retto colite ulcerosa), grosso in soggetti adenomi colorettali in persone con poliposi familiare.

Manifestazioni

Mi Satan, inizialmente, e sono spesso sottovalutati dai pazienti possono dipendere dalla insorgenza, sede lastra dimensioni e dall ‘estensione della neoplasia.Quando è tumore interessati porzione destra due punti se espresso particolarmente con la mancanza di appetito, perdita di peso, e dolore.Quando anemizzazione è coinvolgimento interessata lasciato porzione modificazioni prevalgono dell’ anche se, e diarrea stipsi dolori crampiformi e sangue nelle feci è addominale.Il distensione è sintomo e più importante talora unico nelle manifesto Porretto neoplasie.

Diagnosi

Diagnostica non può prescindere approccio dà un ‘accurata raccolta dei dati anamnestici provides familiarità da patologia neoplastica e piena benigno o maligno (poliposi familiare colica, due punti di tumore ecc), storia di malattie infiammatorie croniche (UCR), presenza di adenomi due punti e infine l’ età. E assolutamente necessario indagare sul sanguinamento caratteristiche e sulle modificazioni dell anche se negli ultimi mesi.
Dopo raccolta delle notizie cliniche seguono obiettivo delle regioni e anale digitale tramite esplorazione rettale, anoscopia esame e rettosigmoidoscopia. Successivamente se sbalorditivi colonscopia o l ‘ Rx Clisma opacità porzione doppio contrasto che i rimanenti colica valutare.

Terapia

NIS in cui se presente in neoplasia strutture sottostanti (polipi displasia grave e/o con aspetti di Carcinomatosum degenerazione), iniziale infiltrazione non è che conferma l’escissione endoscopica e/o chirurgica singola fase.
Nelle forma più avanzate se trattointestinale interessato alla rimozione dalla relativa zona di drenaggio linfatico con tumori maligni.
10 Consigli per prevenzione colorettale allo stadio iniziale carcinoma 1 Da Andate un medico è avete qualunque cancro colorettale allo stadio iniziale Satan. Solitamente tumore colorettale allo stadio iniziale è asintomatico problemi. Tuttavia, nelle successive fasi, mi Satan possono includere modificazioni dell ‘, sebbene anemizzazione inspiegata perdita di peso.2. Se avete 50 anni o più, programmare visita dà uno specialista colon – proctologo. Nel 90 per cento più persone di un cui è stato diagnosticato tumore colorettale un anni e dai 50 nella sua 64 di anni di diagnosi di un media.Ricerca indica tutti i ‘ età 50, una persona sua adenomatosi di quattro ettari polipi (precursori cancro colorettale nel primo stadio).3 Come destinazione una dieta equilibrata.Una ricca in grasso dieta colesterolo e (particolarmente di grasso animale) è stata associata annuncia un rischio colorettale aumentato di cancro.Una dieta ricca di tuttavia, fibra ha un effetto protettivo.4. Mantenete forme vostro peso. Gli uomini obesi sembrano più pieno un rischio maggiore di questa malattia rispetto alle persone non obesi contrarre.Inoltre determinati tipi di corporatura sembrano influenzare rischio di cancro colorettale più di altri. Gli studi indicano che se ettari un aumento del rischio di persone e una localizzazione grasso in vita maggior ammalarsi (figura una mela) rispetto persone e un grasso nelle coscie o larghezza nelle localizzazione (una figura un PEAR).5 Abbiate vostro uno di vita attivo.Il tasso indicato attività può ricerca ridurre fisico cosa rischio di cancro belle colorettale 40 per cento.All’esercizio fisico inoltre suggerisce una incidenza di fabbriche di ridurre di altri di rischio attraverso il grosso intestino, provengono da l ‘ obesità cancro ed è diabete.6.Prendete in considerazione assetto genetico.El sono portatori di mutazioni genetiche cancro colorettale collegate ereditario e maggiore probabilità contrarre la malattia di persone.SE qualcuno nella convenzionati famiglia ettari HNPCC o PAC è discesa sette della popolazione degli Ebrei Ashkenazi avrete maggiori probabilità di contrarre è deala retto.7 tumore colon.Imparate un convenzionati anamnesi.Nel carcinoma colorettale conoscere famigliare famigliarità infatti importanza.Nel discutere un discreto di assumere un approccio di prevenzione con il vostro medico di accennare ricordarsi è alcuni membri della famiglia avuti e polipi-positivi l’anamnesi o cancro per altri tumori colorettale.Una (quali cosa stomaco, lui e l’osso di fegato) può più complete e uno ‘ relativa.8.Host importanza per il vostro medico con precisione convenzionati anamnesi personale.Vienen Speranza immaginare, discutere propria anamnesi è estremamente importante soprattutto vper cancro colorettale.Di interesse particolare sono prevenzione I cancri e delle viscere-che possono determinati polipi infiammazione rischio di sviluppare una relazione c’è il grosso cancro intestino.9.No-buenos.él rappresenta mmmm fattore di rischio di lei cancro colorettale.Fumare aumenta il debito rischio motivi primo principali.En luogo, egli tipico inalato (trasporto) gli agenti cancerogeni.Dans secondo, utilizzare semina tipico ci dei polipi.10 struttura il luogo di mmmm.Vi non esponete a radiazioni. fa la radiazione soprattutto da cancro colorettale prevenzione È? la risposta è sì.Secondo recenti studi condotti negli Stati uniti, egli di cancro al retto può essere indottoto alle dosi circa 1.000 parte del colon.
Fonti:1. Dalla Prevenzione polmone cancro di trattamento e.Fondamento nazionale di ricerca sul cancro.Il 27 gennaio 2007
http://www2.nfcr.org/site/PageServer?PAGENAME=cancers_colorectal2.Foglio n ° 297 Di Fatto: Organizzazione mondiale cancer.Instituto della 2006.Il Sanità.Febbraio 27 gennaio 2007
http://www.who.int/mediacentre/Factsheets/fs297/en/index.HTML3.Descrizione: si e il cancro erudito dei dovuti Porretto: cosa provoca.la legalizzazione di cancro?Società De Cancer.Il 15 marzo 27 gennaio 2007 2006.Il americano.
http://www.Cancer.org4.Che polmone cancro cosa è di?studioso di Due.Il Di 27 gennaio 2007 Cancer Alleanza.
http://www.ccalliance.org/about/Disease/whatiscrc.htmlBookmark and Share

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Ed ipertensione – dieta di sodio e potassio

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L’ipertensione arteriosa oggi è una delle malattie maggiormente diffusa nei paesi industrializzati, spesso molti soggetti non sono a conoscenza del loro stato patologico se non prima della comparsa di un evento eclatante, ecco perché l’attenzione delle strutture informative preposte è rivolta verso delle adeguate campagne informative. L’ipertensione è una patologia caratterizzata da un aumento considerevole della pressione sanguigna con valori oltre la norma. Un individuo viene definito iperteso quando la sua pressione arteriosa sistolica o massima è superiore a 140 mmHg e quella diastolica o minima è superiore a 95 mmHg; questi valori, tuttavia, variano in continuazione, per cui prima di confermare una diagnosi d’ipertensione la pressione deve essere misurata più volte.
Ai limiti superiori della norma(Tabella 1) Valori riferiti a soggetti non trattati farmacologicamenteEsistono due tipologie d’ipertensione, quella primaria o essenziale e quella secondaria. L’ipertensione, si definisce, primaria quando si ha un rialzo abnorme della pressione sanguigna causato da fattori non identificabili. Mentre al contrario si definisce secondaria quando è possibile associare tale rialzo ad una causa ben precisa. Per quanto riguarda la prima tipologia vi sono parecchi studi in corso per cercare di individuarne le possibili cause, ma fra tutte sembra predominare quella della predisposizione genetica. Le possibili cause dell’ipertensione secondaria, invece, sono ben note, infatti fattori concomitanti e scatenanti sono: l’insufficienza renale, le malattie vascolari renali, la sindrome di Cushing, l’iperaldosteronismo, l’uso del contraccettivo orale, l’obesità. Quest’ultima è epidemiologicamente accertato che si associ all’ipertensione arteriosa, con una prevalenza tre volte superiore alla prevalenza nella popolazione normale, inoltre questo stesso rischio è presente nei bambini in età scolare. L’ipertensione è uno dei fattori di rischio dell’insorgenza della malattia aterosclerotica, per esempio: l’ictus, l’infarto del miocardio, la malattia coronarica, lo scompenso cardiaco congestizio e le malattie arteriose periferiche. Sicuramente uno dei fattori causali dell’ipertensione è l’alimentazione errata, insieme con questa vi sono tre terapie, non farmacologiche, correlate e raccomandate dalle società scientifiche che sono:il calo ponderalela restrizione di sodiola restrizione di alcoolNella forma primaria la “semplice restrizione dietetica” insieme all’esercizio fisico è sufficiente a diminuire i valori pressori; mentre nella forma secondaria un’adeguata dietoterapia è in grado di ridurre il quantitativo di farmaci necessari d’assumere. In merito al calo ponderale si è potuto stabilire che una diminuzione del peso corporeo medio tra i 5 e i 7 Kg può ridurre la pressione arteriosa mediamente di circa 10 – 20 mmHg, sia per la diastolica che per la sistolica, in soggetti con un sovrappeso superiore al 10% del peso ideale.
Bisogna anche sottolineare che non tutti gli obesi sono ipertesi. Si è cercato di trovare le possibili cause della comparsa d’ipertensione negli obesi, fra tutte, quelle che sono risultate maggiormente attendibili sono:la distribuzione del grasso viscerale;la morfologia delle cellule adipose;l’ipotesi su base ormonale.La restrizione di sodio si è visto avere notevole influenza nei soggetti ipertesi e in quelli predisposti, anche se a tale restrizione rispondono “soltanto il 50 – 60%”. Sono stati, infatti, individuati alcuni fattori associati all’ipertensione che diminuiscono l’effetto della restrizione sodica, come:la bassa attività della renina plasmatica, una sostanza prodotta dai reni capace di agire sull’angiotensina e quindi regolare la pressione arteriosa.l’età, si è potuto stabilire che in soggetti anziani, a causa della perduta elasticità dei vasi sanguigni, il riassorbimento dei liquidi è minore.la razza, infatti i soggetti di colore sono maggiormente colpiti da ipertensione e quindi necessitano di una maggiore restrizione sodica.i livelli iniziali di pressione arteriosa, valori pressori molto elevati non rispondono alla riduzione di sodio, per cui si rende necessario agire tempestivamente con la terapia farmacologica e successivamente alla restrizione sodica.il grado di restrizione sodica, infatti, il grado di risposta alla restrizione dipende sia dal consumo abituale e da questo dipende il grado di diminuzione apportato. Con valori di restrizione inferiori al 50 % dei valori abituali, non si è potuto notare un significativo miglioramento.In via definitiva si può sostenere che una quantità di sodio auspicabile giornaliera, per questi soggetti, dovrebbe aggirarsi intorno a 2 g. Basti pensare che una dieta “normale” contiene mediamente 6 g di sodio. Bisogna anche fare attenzione alle quantità di sodio non evidenti, cioè, quelle utilizzate nei prodotti industriali per la preparazione dei cibi, che purtroppo “diseducano” il nostro palato rendendolo insensibile all’aumento di sodio; il sodio infatti lo troviamo con altri nomi come per esempio:il benzoato di sodio: utilizzato come conservante nelle salse, nei condimenti e nelle margarine;il citrato di sodio: utilizzato come esaltante di sapore dei dolci, gelatine ed alcune bevande.Oltre al basso tenore di sodio anche un concomitante aumento di potassio si è rivelato utile nel diminuire i valori pressori. Ecco di seguito un’utile guida alla sostituzione degli alimenti ricchi di sodio in favore di quelli ricchi di potassio.Contenuto riferito a mg/100g di parte edibileMerendine, Tortine e CroissantSorbetto al limone confezionatoCarciofi conservati al naturaleSalmone in scatola sgocciolatoAltro fattore da considerare nel quantitativo di sodio da assumere giornalmente vi è il quantitativo contenuto nell’acqua potabile. Spesso tale valore viene trascurato dagli ipertesi, ma invece esso rappresenta un valido aiuto nella riduzione giornaliera consigliata. Un’acqua potabile si definisce a basso contenuto di sodio per valori al di sotto di 20mg/litro.
Anche la restrizione di alcool facilità la riduzione d’ipertensione. A seguito di un’indagine condotta su 80.000 soggetti si è potuto constatare che i consumatori d’alcool in eccesso presentavano, rispetto ai moderati, valori più elevati della pressione sia sistolica che diastolica e di conseguenza una maggiore incidenza d’ipertensione non correlabile ad altri fattori. La concomitante presenza d’insufficienza renale ed aterosclerosi, anche all’occasionale introduzione di alcolici, provoca, se pur momentaneamente, un notevole innalzamento della pressione arteriosa. Questi effetti degli alcolici sono maggiormente riscontrabili con l’avanzare dell’età, se si è fumatori o meno, e comunque per valori di etanolo superiori a 30 g il giorno (equivalenti a circa 250 cc di vino o 700 cc di birra). Di contro “l’abitudine” al bere piccole quantità di vino, durante i pasti principali, sembrerebbe favorire un modesto, ma significativo, abbassamento dei valori pressori ed un aumento di colesterolo HDL.
In fine, un altro elemento, presente nelle nostre abitudini giornaliere, che se introdotto in notevoli quantità aumenta i livelli d’ipertensione è il caffè. Infatti, non proprio il caffè ma una sostanza in esso presente la caffeina, è responsabile dell’azione ipertensivante, oltre il caffè bevande come il tè, il chinotto, la coca cola, la cioccolata, ecc. contengono quantità più o meno elevate di caffeina. (Tabella 2). E’ quindi consigliabile una moderata assunzione di caffè (2 – 3 tazzine al dì) o di tali bibite, lo stesso effetto lo dà anche un eccessivo consumo di liquirizia. Nei soggetti che fanno abuso di tale sostanza (più di 100 g al giorno) si manifesta una marcata carenza di sodio che si accompagna ad ipertensione causata da un acido in essa contenuta, cioè l’acido glicizzirrico. Tale acido ha un’affinità strutturale con uno degli ormoni presenti nel nostro organismo in grado di innalzare i livelli di pressione sanguigna (l’aldosterone). Basta l’immediata sospensione e i valori pressori ritornano rapidamente alla normalità.Tabella 2 (contenuto in mg di caffeina negli alimenti e nelle bevande più comuni)Caffè decaffeinato (una tazzina)Caffè alla napoletana (una tazzina)Bookmark and Share

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