GIOVANI DI 30 ANNI ANCORA A CASA, UNA SITUAZIONE PSICOLOGICAMENTE DIFFICILE

Sempre più giovani, arrivati alla soglia dei 30 anni vivono ancora in famiglia, in Italia il problema, se cosi si vuole chiamare, sta prendendo una piega sempre più seria, mettendo in luce una situazione psicologica complessa. Innanzitutto, la precarietà del lavoro è la prima causa che spinge i giovani a non prendersi mai la responsabilità di lasciare il tetto genitoriale per crearsi una vita autonoma. I giovani, sono bloccati dall’incertezza lavorativa che li spinge a rimanere attaccati al nucleo famigliare troppo a lungo. Diventano cosi incapaci di progettare il loro futuro e di creare la realizzazione di sé. Secondo uno studio effettuato da alcuni psicoterapeutici, moltissimi giovani tra i 20 e i 30 anni, con titoli di studio diversi, ma accomunati dal precariato lavorativo, dipendono in tutto dalla famiglia. Questi giovani, presentano caratteristiche egoistiche e di noncuranza che lasciano presagire un disagio psicologico che spesso può portare a problemi più seri, come gli attacchi di panico, depressione, stati d’ansia, comportamenti compulsivi e non in rari casi dipendenza da alcool e sostanze stupefacenti. Gli psicoterapeutici, spiegano che i giovani hanno pretese e ambizioni da adulti, però si comportano come bambini, essi rimandano costantemente l’organizzazione di sé e della loro vita, credendo di rimanere protetti nel nucleo famigliare. Quando si fa in modo di rimandare e non impegnarsi per una propria autonomia e una propria progettualità, l’individuo si blocca, l’energia vitale rimane chiusa nei meccanismi illusori e tutto ciò si trasforma in autoaggressione. Psicologicamente questi giovani rimangono chiusi e ciò costa molto. Manca la certezza nel futuro, sia dal punto di vista lavorativo che sociale, ciò è la prima causa di quel blocco vitale che rovina la mente. I giovani di oggi, sono incapaci di pensare al futuro, un futuro che spaventa sia economicamente, sia dal punto di vista dell’identità. I giovani di oggi, non sono soddisfatti di niente, vogliono un buon lavoro, vogliono i soldi che non bastano mai, ma si sentono traditi dalla società sempre più frammentata e complessa. Anche le relazioni sociali sono un punto nero della loro esistenza, sempre più appese ad un filo, non danno quella sicurezza affettiva che tutti cercano. Molti giovani si chiedono cosa faranno un domani e non trovando una risposta, si aggrappano ai genitori che purtroppo non sono sempre in grado di aiutarli. Tra l’altro, nel nostro paese regna un tipo di educazione superprotettivo che non aiuta per niente i giovani ad uscire dal loro guscio. I genitori invece di spingere i figli a volare, li tengono chiusi in un mondo parallelo. E’ necessario eludere quell’atteggiamento da vittime, che fa l’effetto contrario di quello che si vuole. Fare le vittime della società, fa deprimere e restare chiusi ancora di più, bisogna uscire da certe situazioni proibitive, adattandosi e credendo nelle proprie forze. E’ molto importante non lasciarsi deprimere e non credere che solo gli altri avranno successo nella vita. E’ determinante impegnarsi davvero affinché si possa raggiungere una propria meta. Purtroppo il mondo del lavoro di oggi è molto competitivo, bisogna saper stare al passo coi tempi e investire molto sullo studio e sulle proprie capacità. Bisogna saper inventare una nuova dimensione lavorativa e credere nella propria intelligenza. E’ importante seguire i propri sogni e le proprie attitudini, non sottovalutare i propri interessi, perché solo seguendo le proprie attitudini si potrà davvero raggiungere un percorso realizzativo e personale, che può aiutare a trovare quella tanto sospirata autonomia che oggi sembra una chimera.

CHIARA LANARI

Posted on Aprile 16, 2008 by chiara

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QUANDO LO STRESS E’ NEMICO DELL’EROS

Lo stress e le relazioni amorose, sono molto legate. Nella vita di coppia, lo stress causato da ritmi di lavoro intenso e mancanza di tempo, danno un colpo mortale all’eros tra le coppie con conseguente crisi coniugale. Molti studi hanno affermato che tante coppie soffrono o hanno sofferto di problemi legati alla sessualità. In particolare si da la colpa allo stress, ad un ritmo ed uno stile di vita sempre più pressante che costringe gli individui ad un carico di responsabilità che blocca del tutto la carica emotiva. Non è da escludere, che anche fattori legati alla fisiologia possono contribuire ad un calo di desiderio. Spesso è la mancanza di tempo e di attenzioni da dedicare al partner la causa di problemi di coppia, che non di rado incide sulla relazione non solo dal punto di vista emotivo ma anche sessuale e fisico. Molti danno la colpa alla depressione, agli incidenti, a problemi di salute più o meno gravi che possono incidere sulla vita di coppia. Si viene cosi a sapere che mentre gli uomini contano molto sui primi approcci, le donne ritengono più fondamentale la fase del corteggiamento, dimostrando cosi che il rapporto sessuale di per sé non ha tutta questa pregnanza nelle persone. Le persone, ritengono importante affinché la coppia vada bene, che ci sia un vero dialogo, una forte complicità e la capacità di gestire le problematiche. Importante ma non fondamentale una buona intesa sessuale e gli interessi comuni. Le coppie tendono un po’ a dare per scontata la vita di coppia e far ricadere le colpe su problemi personali o sulla depressione nel caso ci sia una crisi. Lo stress rimane molto legato al fattore eros, però poche coppie decidono di rivolgersi ad uno specialista per chiedere un consulto, molti attendono che la crisi passi da se. C’è molta diffidenza nei confronti dei problemi sessuali, molte donne nell’apprendere che il proprio compagno ha fatto ricorso ad un farmaco per risolvere dei problemi legati all’intesa di coppia, restano sbalordite o offese. Ciò dimostra come fondamentalmente c’è poco dialogo nella coppia, soprattutto sul fattore eros. Nonostante la maggioranza delle persone, considera il rapporto di coppia fondamentale o almeno importante, declassando cosi il mito dei single, c’è un’ alta insoddisfazione tra le coppie, questo spiega il numero di divorzi e separazioni sempre più frequenti anche nel nostro tradizionale paese. La sessualità ha un ruolo molto importante tutto questo, perché comunque i tempi e le esigenze sono cambiate, si tende a pensare molto di più a se stessi, al proprio lavoro e a fuggire dai problemi di coppia subissandosi di cose da fare, col tempo però non solo il nostro sistema nervoso può crollare, ma anche la vita di coppia può subirne delle gravi conseguenze. Quindi attenti allo stress, per salvaguardare il matrimonio e le relazioni.

Chiara Lanari

Posted on Aprile 16, 2008 by chiara

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Timidezze

Nel corso della nostra vita, indipendentemente dall’attività che si svolge, ci troviamo ad incontrare una quantità di persone negli ambiti e nelle situazioni più disparate, che ci porta di volta in volta ad assumere atteggiamenti diversi, magari senza che ce ne accorgiamo. Quando abbiamo a che fare con delle persone timide e magari lo siamo noi stessi, allora c’è sempre uno dei due che prende coscienza della situazione e ne trae maggior forza, tirando fuori il lato del carattere che di solito ci mette molto più tempo ad esternarsi. Questo è un discorso trasversale, che non tiene conto della differenza di sesso o di età; in fondo le timidezze si palesano non solo tra un uomo che cerca di approcciare una donna, o viceversa, ma anche in un colloquio di lavoro, oppure ancora quando dobbiamo parlare, o semplicemente farci vedere da una vasta platea di persone. Le circostanze sono innumerevoli, e non staremo qui ad elencarle tutte, però cerchiamo di concentrarci su un punto in particolare: quando le persone timide, lo sono realmente, o quando questo loro porsi al mondo esterno, diventa uno schermo artefatto che li mette al sicuro da alcuni attacchi che potrebbero minare i loro interessi. Non è certamente un’operazione facile ne’ esente da rischi, ma se vogliamo imparare ad evitare le delusioni che potrebbe darci una spiacevole ed inaspettata sorpresa, dobbiamo necessariamente sforzarci di conoscere più a fondo le persone, senza fermarci mai alle apparenze. Ad esempio, in amore, dove forse arrossire un po’ tornerebbe a dare maggior fascino a questo nobile sentimento, la timidezza ormai va quasi scomparendo, visti gli stereotipi dettati da usi e costumi della vita occidentale; in ambito lavorativo bisogna cercare di essere un po’ psicologi e, ad ogni passo del nostro approccio, proseguendo in tutte le fasi del dialogo, provare a mettersi idealmente dall’altra parte e fare anche un po’ l’avvocato del diavolo; è vero che rischiamo di scoprire un mondo di falsità e di perbenismo dal quale sarebbe meglio fuggire, ma se è vero come è vero, che ci troviamo a competere in un mondo che si sostiene grazie a continui compromessi, è altrettanto reale la prospettiva che chi ci inganna una volta è indotto a ripetere l’operazione, se questa ha prodotto risultati. Rammentiamo sempre che, purtroppo, al giorno d’oggi i veri timidi sono rimasti davvero in pochi, se non si vuole essere sopraffatti, nella vita moderna bisogna presto imparare a superare gli ostacoli che il nostro carattere pone innanzi a noi; in questa categoria di persone, quelle che continuano ad essere se stesse, a scapito dell’integrazione completa nella società, sono molto spesso, da ricercare in ambiti familiari, o in piccoli paesi, ma in numero sempre più esiguo, e non certo aiutati dalle persone che li circondano. A volte la timidezza sfocia in aggressività, ed in gesti sconsiderati, per questo le persone che ne soffrono andrebbero ascoltate e capite in continuazione; quando, purtroppo, non è avvenuto nessun processo graduale di integrazione sociale, e di superamento di fasi primordiali di timidezza si può arrivare ad isolarsi anche in maniera completa.

 

 

 

 

 

Michele Aliberti

Posted on Aprile 16, 2008 by michelea

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I SEGNALI DELLO STRESS.

 Stati di diffusa ansia senza ragioni apparenti, cefalee persistenti (dolori di capo), stati di facile affaticamento mentale o fisico, irritabilità, inappetenza, insonnia, sono tutti campanelli d’allarme che segnalano che una persona è sotto stress.

Poiché nella nostra attuale società gli stress sono continui e prolungati, si determina un eccesso ormonale di cortisolo e adrenalina che, a lungo andare, danneggia irreparabilmente il nostro organismo.

Tanti illustri uomini politici e d’affari sono morti di stress, ma anche chi non ha particolari responsabilità può essere colpito da quello che molti autorevoli medici hanno definito uno dei mali della civiltà tecnologica.

Dunque come bisogna reagire dinanzi a situazioni che causano stress?

La cura migliore sarebbe quella di cambiare abitudini di vita ma, per far questo, occorrerebbe allontanarsi per lunghi periodi di tempo dalla propria città e dalle consuete occupazioni e ciò non è possibili o non è facile.

Una notevole importanza assume l’aiuto che può essere offerto a chi è stressato dai genitori e dagli amici attraverso la loro disponibilità ad ascoltare e a capire le ragioni di questo disagio.

In ogni caso, qualsiasi situazione di stress può essere adeguatamente valutata soltanto da uno specialista, l’unico in grado di consigliare la cura adatta.

Una delle migliori cure resta, comunque, quella di vivere la vita il più serenamente possibile senza considerare la propria esistenza come un terreno di battaglia contro la società, gli altri e se stessi, pur rispettando sempre i propri doveri di uomo e di cittadino chiamato a contribuire al progresso della società.

Soprattutto, è indispensabile ritagliarsi nella pur intensa realtà quotidiana uno spazio dedicato a se stessi e da utilizzare per attività piacevoli e gratificanti.

Questi consigli valgono per tutti, giovani, adulti ed anziani, visto che lo stress non fa differenza d’età e, a quanto pare, neanche di ceto sociale.

Raffaella Calemme

Posted on Aprile 15, 2008 by raffaella

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COPPIE: LITIGARE FA BENE!

 Sembrerà strano, ma i litigi coniugali fanno bene alla salute: più moglie e marito si confrontano, anche con toni accesi, meno rischiano di ammalarsi. Se, al contrario, reprimono la rabbia in nome della tranquillità e non litigano mai, hanno maggiori problemi di salute rispetto alle coppie litigiose.

A rivelarlo è una ricerca condotta dagli esperti americani dell’Università del Michigan di Ann Arbor e pubblicata dalla rivista di psicologia Journal of Family Communication.

I ricercatori americani hanno studiato per diciassette anni la salute di quasi duecento coppie di coniugi suddividendole in quattro gruppi.

Il primo gruppo era composto da mogli e mariti abituati a non nascondere le proprie emozioni; al secondo e al terzo gruppo appartenevano coppie in cui uno solo dei due coniugi era solito arrabbiarsi; nell’ultimo gruppo, infine, c’erano coppie che tra loro non litigavano mai.

Al termine dello studio, i ricercatori hanno concluso che, in nome della salute, le coppie devono litigare. Infatti, in generale chi si arrabbia sempre con la moglie o con il marito ha circa il cinquanta per cento di possibilità in più di vivere più a lungo rispetto a chi, invece, non litiga mai con il coniuge.

Secondo i coordinatori dell’indagine, litigare fa bene perché è un indice della vitalità della coppia e, se il confronto è franco e sincero, alla fine la qualità della relazione migliora perché il litigio elimina i motivi di rancore o di ansia.

Naturalmente, bisogna anche saper litigare e gli esperti spiegano come si fa: meglio non uscire mai dall’argomento della discussione, non rispolverare antichi rancori, non coinvolgere altre persone, come amici o parenti, e, infine, conviene evitare insulti o frasi umilianti per il partner.

E’ utile, invece, un tono di voce calmo e disponibile.

Raffaella Calemme

Posted on Aprile 14, 2008 by raffaella

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L’incertezza nel mestiere del genitore

C’è chi dice che fare il genitore al giorno d’oggi sia un mestiere ben più difficile rispetto a quanto non lo fosse in passato; ci sono più pericoli per i bambini, molte più occasioni di distrazione dalla retta via, innumerevoli messaggi, più o meno subliminali che ci vengono costantemente dai mass-media. La televisione ed internet, hanno, secondo i sostenitori di questa tesi, il potere di plasmare la testa dei nostri ragazzi, senza dar loro modo di costruirsi in maniera autonoma una propria coscienza critica nei confronti del mondo che li circonda. Tutti gli atteggiamenti che i bambini o gli adolescenti di oggi assumono, in maniera più o meno cosciente, sono figli di modi di vita dettati da alcuni serial televisivi, o da alcune comunità, presenti sul web, che vanno aumentando di numero e di forza, giorno dopo giorno, vista anche la diffusione ormai quasi capillare, del computer in tutte le nostre case. Innanzitutto, bisogna dire che questa sorta di omologazione dei giovani non porta necessariamente ad esiti negativi, anzi a volte si aumentano i momenti di aggregazione, in forza di alcuni interessi comuni. Vogliamo però porre l’accento sul comportamento dei genitori di fronte a questo, come ad altri fenomeni relativi alla modernità, ed ai pericoli che a volte essa comporta; non è sconveniente, nè tantomeno vergognoso, confessare i propri dubbi quando si fa 24 ore su 24, un mestiere complesso come quello della mamma o del papà: anzi, confrontarsi con altri “colleghiâ€, e scambiarsi idee, esperienze, e metodi di lavoro, non può far altro che arricchire il bagaglio culturale, ed il “curriculumâ€, di ognuno di noi. Non si creda, che le problematiche di fondo dei nostri nonni e dei nostri genitori, fossero diverse da quelle attuali; la “mission†è sempre quella di indicare una strada ai nostri figli, e fare in modo che, almeno inizialmente, questi non vadano fuori dalla carreggiata; più avanti sarà nostra cura semplicemente controllare che abbiano imparato a guidare da soli correttamente. Rispetto al passato i genitori di oggi hanno sicuramente più dubbi, ma questo va interpretato positivamente, se è vero che il dubbio è sinonimo di intelligenza; l’origine di queste incertezze è da imputare alla stessa causa che porta i giovani a vacillare spesso rispetto ad alcune convinzioni: l’uso passivo ed incontrollato della tecnologia. Noi adulti, però, abbiamo un grande vantaggio, e cioè, la giusta maturità che ci consente di porre dei filtri a questo uso sconsiderato dei mezzi moderni, e in particolare, abbiamo la grande responsabilità di trasmettere questa filosofia ai nostri figli, per fargli capire che la vita è quella che vivi camminando in un prato, tirando calci ad un pallone, o parlando semplicemente di come è andata la scuola, discutendo di tutti i particolari. Quando noi stessi, non facciamo altro che stare davanti al computer, negando ai nostri bambini una richiesta di attenzione, la nostra figura andrà perdendo di importanza, e loro cercheranno altri riferimenti, perchè è di questo che hanno bisogno; non dimentichiamo mai quello che noi rappresentiamo per loro, e facciamoci vedere pronti e sicuri quando ci chiedono qualcosa. Tutti i nostri dubbi, e le nostre comprensibilissime incertezze, lasciamole nella nostra mente, e non nelle nostre parole, di fronte a loro, noi rappresentiamo l’esempio; appena possibile, parliamo dei nostri quesiti, e svisceriamo i dilemmi che ci affliggono, con il partner come con gli amici, ne trarremo presto una conclusione utile ai nostri scopi. La grande responsabilità che è propria di questo mestiere, è pari soltanto alla gioia derivante dalla consapevolezza, un giorno, di aver compiuto un buon lavoro.

 

Michele Aliberti

Posted on Aprile 11, 2008 by michelea

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DUE CURIOSITA’ DAL MONDO: A RISCHIO LA SALUTE DEI BLOGGER – DITTATORI SI NASCE.

L’ultima settimana è stata caratterizzata dalla diffusione di due curiosità in tema di salute che hanno fatto discutere. Una riguarda la vita da blogger, l’altra l’origine della crudeltà umana.
Chi si occupa di blog accumula stress, ansia e pratica poco sport. L’ansia da prestazione sbarca dunque anche su Internet. Le vittime sarebbero i gestori di blog, talmente preoccupati di garantire un flusso costante di post da perdere il sonno e dimenticarsi di mangiare. Il vero problema è che uno stile di vita del genere, associato alla mancanza di esercizio fisico, causa gravi danni alla salute. La conferma è arrivata dagli Stati Uniti dove negli ultimi tempi alcune persone hanno perso la vita per motivi legati all’abuso del web. Due settimane fa in Florida un blogger di temi tecnologici è morto all’età di sessant’anni per infarto, la stessa cosa era successa in dicembre ad altre due persone. Va verificato se questi siano casi isolati o solo gli unici resi noti. Lo stress per i diari on line potrebbe dunque condurre alla morte. Molti direttori di blog hanno affermato di essere sul punto di un esaurimento nervoso, oltre che di essere ingrassati di molti chili a causa della cattiva abitudine di stare 24 ore su 24 davanti al computer.
L’altra curiosità ha per oggetto le frontiere della genetica. I ricercatori dell’Università di Gerusalemme, hanno scoperto infatti che a istigare a comportamenti crudeli e dittatoriali potrebbe essere un segmento del Dna, chiamato AVPR1a. Gli scienziati hanno reclutato duecento soggetti, facendoli giocare al “piccolo dittatoreâ€, un gioco in cui si possono comprare le risorse di un ipotetico stato. Lo svolgimento del gioco ha evidenziato che i giocatori più crudeli ed egoisti hanno una versione più corta del gene AVPR1a. Si tratta di un gene attivo nella produzione dei recettori della vasopressina, un ormone coinvolto nell’altruismo e nei comportamenti prosociali, anche se i ricercatori non sanno ancora dire quale sia il meccanismo che lo lega ai comportamenti dittatoriali.
Staremo attenti ai nuovi risvolti di queste indagini.

Raffaella Calemme

Posted on Aprile 10, 2008 by admin

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Il male del secolo

Parliamo di depressione, e di tutti quei sintomi che portano il nostro umore ed il nostro stato d’animo, ad essere in balia di questo male oscuro. Innanzitutto bisogna dire che questa patologia attraversa tutte le età e tutti i ceti sociali; forse, ma non è una certezza, i grandi pensatori, ed i filosofi, sono maggiormente esposti al rischio di entrare in questo tunnel, proprio perchè particolarmente a contatto con alcuni pensieri e con certe tematiche esistenziali. Si entra in depressione molto gradualmente, le cause vanno dalla noia, al fallimento di alcune situazioni, alla perdita di importanti affetti familiari, fino ad arrivare ad una serie di accadimenti negativi, magari spiegabili singolarmente, ma che portano la nostra psiche a mal sopportare questa tendenza e, sostanzialmente, ad arrendersi. Una volta entrati, purtroppo, non se ne esce facilmente, esistono però dei farmaci che possono darci una mano e soprattutto degli specialisti in grado di aiutarci nel lungo percorso che porta all’uscita dall’oscurità. La spinta più grossa in direzione della salvezza, però, deve venire da noi stessi; infatti, quando si è in preda alla depressione, è come se un velo nero accompagnasse ogni situazione quotidiana; molto raramente si accetta l’azione di un amico o di un parente, che tenta in tutti i modi di scuoterci, e questo accade perchè ci sentiamo ad un livello che non può essere compreso dagli altri, che vediamo felici e realizzati nelle loro esistenze. Purtroppo spesso accade che la nostra psiche non regga lo stress prolungato di questa patologia, che ci fa svegliare stanchi e addormentare tormentati; e allora accade, per i più labili, che la soluzione del suicidio venga vista come l’unica in grado di porre fine alle sofferenze. Naturalmente non c’è nulla di più sbagliato; in questi casi, come in quelli di minore gravità, la leva da azionare è sicuramente quella dell’altruismo nei confronti del prossimo; questo brutto male ci rende tremendamente egoisti, ed ogni cosa che accade la viviamo solo in funzione di noi stessi; sforzarsi di occuparci di qualcuno, è sicuramente un modo lento, molto lento, ma abbastanza efficace, di distogliere la nostra mente dai pensieri più cupi, almeno per una parte della nostra giornata. Sapere che ci sono delle persone che aspettano il nostro intervento, di qualunque genere esso sia, ci da dei piccolissimi stimoli per proseguire verso l’uscita; e anche se questa uscita ancora non si vede, cominciamo pian piano a renderci conto che sono gli interessi a spingere le nostre azioni, e se questi interessi coincidono con il miglioramento della qualità della vita del nostro prossimo, questo fa accrescere, in maniera più o meno inconsapevole, la nostra autostima. L’autostima, già, è proprio questa la chiave di tutta questa faccenda; non è ancora ben chiaro se questa basti da sola, o se ad intervenire siano altre componenti, ma una cosa è certa, se si torna di nuovo a volersi bene, allora comincerà ad intravedersi un certo chiarore in fondo al tunnel; allora sì che le orecchie torneranno ad ascoltare i buoni propositi degli amici, e di tutte le persone che realmente ci vogliono bene; saremo di nuovo disposti a farci aiutare, e anche se, in una parte recondita del nostro animo, ci sarà sempre la traccia di quello che ci è successo, ne faremo tesoro per il futuro sia nostro che degli altri. Non si può mai dire con precisione quando si è realmente fuori dalla depressione, ma se si torna ad ascoltare la natura con la giusta attenzione, se si chiacchiera amabilmente con un amico, e se si sorride quando c’è una bella giornata di sole, allora il peggio è passato.

Michele Aliberti

Posted on Aprile 10, 2008 by admin

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SESSUALITA’ E TIMIDEZZA

Spesso la sessualità e la timidezza sono correlate tra loro. Per capire meglio come conosciamo un po’ cosa si intende per timidezza. Essa si manifesta come una modalità esistenziale in cui l’essere-con non si palesa solo nel trovare un equilibrio stabile di relazione, ma nello stare fermi mentre è l’altro a venire verso di noi, invadendo il nostro spazio. La timidezza è data soprattutto da un vissuto invasivo e alterato, in cui l’altro è visto come essere giudicante che è capace di spiazzarci e farci rimanere come paralizzati. Spesso i timidi vedono le altre persone, come capaci di scavare nelle proprie debolezze e da ciò consegue quel senso di vergogna che li caratterizza . L’altro, diventa interlocutore dominante, uno specchio nello specchio nel quale si è quasi obbligati a vedere un sé che non ci piace e si vuole negare. Il modo di relazionarsi del timido, non è mai determinato a priori, esso si modifica secondo la prospettiva dell’altro, che diventa il giudicatore, quello che osserva e immancabilmente questo giudizio è molto temuto. L’equilibrio interiore, subisce uno spostamento, non è più il “me†che predomina, ma “ciò che si pensa di meâ€.
Il timido rimane cosi senza difese, in quanto la sua realtà si sviluppa secondo ciò che gli altri pensano di lui. La sua interiorità appare trasparente e manipolabile, lascia indifesi e privi di riferimenti. Se tutta questa prospettiva, viene inserita in un contesto sessuale, è chiaro che la dimensione esistenziale dell’incontro si colloca davanti a quella fisica, su cui si riflettono poi tutte le caratteristiche di “quell’essere conâ€. Le relazioni sessuali, diventano per questo inautentiche e soprattutto disfunzionali. Il fine della sessualità, è senza dubbio quello del piacere, ma nell’universo del timido esso cambia completamente e non è più questo lo scopo, ma altro come ad esempio la ricerca della propria identità. Il timido si da all’altro senza una sua identità, perché crea se stesso a seconda del giudizio dell’altro, diventando ciò che l’altro vorrebbe. In sostanza si omologa secondo un modello accettato, traendo da ciò le rassicurazioni di cui ha bisogno. In realtà poi egli non si sentirà affatto rassicurato, perché a questo comportamento segue l’attesa del giudizio e una costante tensione. Tutto ciò porta ad un senso di inadeguatezza che annulla completamente la possibilità di eccitazione sessuale. Insomma la timidezza svuota del tutto la finalità vera della sessualità per portarla verso la compensazione di sbilanciamenti interni, ovvero riempire il proprio mondo indeciso e disorientato. Per risolvere questo problema, bisognerebbe far riemergere i propri vissuti in modo da arrivare alla radice profonda di quel senso di smarrimento e vergogna che caratterizza i timidi. - CHIARA LANARI-

Posted on Aprile 10, 2008 by admin

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ATTACCHI DI PANICO CONSIGLI E CURE

Gli attacchi di panico, sono un problema vero e proprio che colpiscono ormai innumerevoli persone di qualsiasi fascia d’età. Può capitare che i primi attacchi, sono dovuti da stress emotivo o da una malattia fisica, oppure da persone che usano prendersi troppe responsabilità e di conseguenza ne risentono dal punto di vista psicologico. Gli studi attuali sugli attacchi di panico, danno come fattore scatenante i sensi di colpa che in certi individui tendono a divenire sempre più grandi, si sa che l’uomo ha paura di non venir considerato abbastanza o di essere giudicato male dagli altri, in realtà questo è solo il riflesso di una nostra paura, infatti la maggior parte delle volte non è cosi, gli altri non si occupano troppo di noi, ma probabilmente chi ha questo timore ha dei ricordi inconsci del passato che hanno minato l’autostima. Esempi sono la mancanza di affetto, l’abbandono, critiche, ferite che hanno colpito l’amor proprio, traumi dovuti al senso di inferiorità rispetto ad altri ecc. Tutti questi fattori, possono causare gli attacchi di panico, che non devono essere visti come una malattia, ma come un tormento correlato al processo evolutivo della specie umana. Le cause, possono essere svariati tra i più comuni, lo stress dovuto ad un fatto doloroso, che può compromettere il nostro equilibrio psicologico, dando alla mente l’impulso a reagire esageratamente per cose anche banali. La crisi inizia solitamente con un senso di oppressione, il cuore inizia a battere veloce, si suda, si trema e sembra quasi di soffocare. La parte peggiore è quella in cui senza un apparente motivo si inizia a provare una fortissima paura della morte, che alla fine anche quando la crisi è passata lascia privi di energia. Solitamente una crisi media dura 10 minuti, in sintesi i sintomi sono: sudorazione, nausea, vertigini, dispnea, dolori al torace, palpitazioni, una sensazione di distorsione percettiva, la dissociazione ( cioè la percezione che il corpo sia separato da noi), un forte senso di terrore, la paura di impazzire o di perdere il controllo, pianto, sensazioni di deja-vu, cioè di rivivere momenti del passato e di morte imminente. Alcuni consigli di massima per agire subito quando arriva una crisi; camminare o fare degli esercizi fisici, questo aiuta a bruciare l’adrenalina, respirare in modo profondo per rilassarsi, centrare i pensieri su altro di piacevole, come progetti ecc.. e cantare o leggere per togliere attenzione alla paura. I dati sugli attacchi di panico, sono abbastanza raccapriccianti, basta pensare che tre persone su cento ne soffrono, in particolare le donne per un totale di 1 milione e mezzo di individui che hanno crisi di questo tipo. Se viene diagnosticato tempestivamente il problema si può risolvere. La cura più adatta è quella di rivolgersi ad uno psicoterapeuta o all’asl per la cura dei disturbi dell’ansia. La cura prevede oltre alla terapia psicologica, anche l’uso di alcuni farmaci in grado di controllare le reazioni del cervello. Solitamente le prime sedute servono a conoscere meglio l’arrivo delle crisi, la persona impara ad individuare i sintomi e tenerli sotto controllo con alcuni esercizi di rilassamento. Una cosa molto importante che di solito viene fuori dalle sedute, è che non esistono correlazioni tra la malattia e i posti che si frequentano. Questo aiuta a troncare l’ansia sul nascere e ricominciare a fare una vita normale pian piano. La terapia funziona, infatti secondo dei dati statistici dopo entro due anni l’80% degli individui che riscontrano questo problema guariscono.
Chiara Lanari

Posted on Aprile 8, 2008 by admin

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