La Sindrome di Stoccolma; cos’e'?

Quasi tutti ne abbiamo sentito parlare, ma pochi sanno di cosa si tratta; si chiama sindrome di Stoccolma.

La sindrome di Stoccolma è una condizione psicologica nella quale una persona vittima di un sequestro può manifestare sentimenti positivi (in alcuni casi anche fino all’innamoramento) nei confronti del proprio rapitore.
Viene talvolta citata anche in riferimento ad altre situazioni simili, quali le violenze sulle donne o gli abusi sui minori e tra i sopravvissuti dei campi di concentramento.
La sindrome deve il suo nome al furto alla “Kreditbanken” di Stoccolm del 1973 durante il quale alcuni dipendenti della banca furono tenuti in ostaggio dai rapinatori per sei giorni. Le vittime provarono una forma di attaccamento emotivo verso i banditi fino a giungere al punto, una volta liberati, di prenderne le difese e richiedere per loro la Clemenza alle autoritĂ . Il termine fu coniato dal criminologo e psicologo Nils Bejerot, il quale aiutò la polizia durante la rapina. Fu usato per la prima volta durante una trasmissione televisiva.
Ma vediamo due casi celebri;
La ricca ereditiera Patty Hearst, dopo essere stata rapita dal Symbionese Liberation Army nel febbraio del 1974, prese parte ad una rapina in banca insieme a due dei suoi rapitori due mesi dopo. Fu arrestata nel settembre del 1975 ma la sua difesa non riuscì a far valere la tesi della mancanza di colpevolezza a causa della manifestazione della sindrome di Stoccolma;
Elizabeth Smart fu rapita e stuprata da un uomo affetto da malattie mentali che la considerava sua moglie: tra il 2002 ed il 2003 la Smart trascorse diversi mesi insieme al suo aguzzino senza alcuna costrizione fisica.

Bianchi Fabio

Posted on Giugno 18, 2008 by fabiobianchi

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QUANDO LA DEPRESSIONE COLPISCE I GIOVANI

 

La depressione, è un problema che può interessare anche giovani e bambini. Non sono rari i casi, in numeri percentuali, di adolescenti e soggetti di giovani età, colpiti da depressione. I dati statistici, riguardanti l’incidenza della malattia, tra giovani e giovanissimi, non vengono considerati attendibili, in quanto spesso i genitori, non riescono a vedere l’atteggiamento del figlio come un dato preoccupante. In sintesi, spesso il disturbo depressivo dei bambini, degli adolescenti e dei ragazzi, non deve venir affatto sottovalutato. Anzi devono venir presi in seria considerazione in quanto potrebbero significare la presenza di un vero e proprio disturbo dell’umore. Nei bambini, la diagnosi di depressione, può essere fatta vedendo se il piccolo soggetto è spesso triste e se la malinconia, si manifesta in modo ripetuto. I dieci segnali più diffusi, sono evidenti manifestazioni di tristezza, lo sguardo spento e un espressione malinconica, una costante irritabilità, una significativa diminuzione dell’interesse per i giochi, e tutte quelle attività che interessano i bambini, peso e altezza al di sotto dei normali parametri, la sonnolenza, il sonno agitato, facile stanchezza, un costante senso di colpa, frasi che esprimono la propria sottovalutazione e la mancanza di desideri o di richieste. Negli adolescenti invece, la diagnosi, si può fare se compaiono almeno 5 dei sintomi caratteristici, compresa la tristezza eccessiva e prolungata. Bisogna comunque stare attenti a non scambiare le crisi adolescenziali, con la depressione. I segnali più evidenti sono: umore depresso ogni giorno per la maggior parte del tempo, facile irritabilità, totale assenza di iniziativa, disinteresse nei confronti degli amici o delle persone care, perdita di interesse per le attività che prima ci entusiasmavano, continui fallimenti nello studio seguiti dal senso di colpa, stanchezza eccessiva, mancanza di desideri, usuali espressioni di autosvalutazione, perdita dell’appetito, alimentazione molto disordinata, possono esserci periodi di abbuffamento, seguiti da un digiuno marcato,  ricorso a bevande alcoliche, indecisione, incapacità di fare scelte e perdita di interesse per l’altro sesso. Gli eventi che possono scatenare la depressione nei giovani, possono essere molte, bisognerebbe conoscerli e saperli aiutare, i motivi più noti, possono essere per i bambini la morte di un genitore o di una persona molto cara, la separazione dei genitori, distacco da un genitore, genitori che a loro volta soffrono di depressione, eccessive e asfissianti aspettative dei genitori, troppa severità di un genitore, madre o padre alcolista o tossicodipendente, eccessivo numero di impegni durante l’anno che impediscono al bambino di svagarsi. Negli adolescenti invece, i motivi sono riconducibili alla morte di una persona cara, di un amico, di un genitore, fallimenti nello studio, divorzio dei genitori, troppe aspettative dei genitori nel campo scolastico o nella vita quotidiana, le delusioni d’amore o nell’amicizia e il troppo controllo dei genitori. In entrambi i casi, è necessario aiutare i bambini o i giovani colpiti, portandoli da uno psicoterapeuta che saprà prescrivere la cura più adatta o una serie di sedute di psicoterapia per arrivare all’origine del problema.

Chiara Lanari

Posted on Giugno 12, 2008 by chiara

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LA DEPRESSIONE E I SUOI LEGAMI CON LO STRESS

Lo stress, può giocare un ruolo determinante nella comparsa della depressione, certo esso non è l’unico responsabile di questo disturbo, ma se ne possono sottolineare molti aspetti dannosi. La depressione, in tutte le sue forme, può anche presentarsi senza un motivo drammatico alle spalle, comunque sia, è doveroso ipotizzare che gli eventi significativi e negativi, che come tali provocano delle reazioni da stress, possono scatenare la depressione o comunque ampliarla se già presente. Per capire meglio tutto ciò, è essenziale capire quali modificazioni si verificano nell’organismo nel momento in cui, ci si trova di fronte un evento stressante. Quest’ultima, avviene di solito in una zona del cervello, chiamata ipotalamo e in una ghiandola detta ipofisi. Il cervello e l’ipofisi, in seguito allo stress, liberano varie sostanze utili per consentire al corpo e alla mente di gestire la situazione. Tra queste sostanze, ha un ruolo particolare l’ormone acth, che sollecita le ghiandole surrenali a liberare cortisone e adrenalina. All’inizio, queste due sostanze svolgono un’azione benefica, in quanto danno maggiore forza alle risorse psicofisiche. Il problema, consiste nel fatto che se la reazione da stress si protrae nel tempo si annullano i benefici immediati, mentre hanno inizio gli effetti negativi. Anche il cuore viene coinvolto in questo meccanismo, esso batte molto veloce e la pressione sanguigna aumenta cosi come i meccanismi della tiroide, che vanno incontro a più lavoro portando squilibrio nella sfera psico- fisica. Ad esempio, l’insonnia, l’irritabilità, la sensazione di spossatezza. Tra l’altro, le modificazioni prodotte dallo stress, agiscono negativamente sul sistema immunitario, rendendo l’organismo molto più vulnerabile nei confronti delle malattie. Un forte stress, prolungato nel tempo, può far comparire un disturbo dell’umore. La reazione allo stress, è influenzata anche dalla personalità e dal vissuto di ogni individuo. Ci sono persone, che accumulano una forte tensione anche solo per problemi banali, come ad esempio rimanere imbottigliati nel traffico, mentre ce ne sono altre, che non si lasciano turbare da niente. Poi ci sono degli effetti che sono oggettivamente stressanti per tutti. Secondo alcune ricerche, gli eventi stressanti più comuni, divisi anche a seconda del punteggio, sono: la morte del coniuge o di una persona molto vicina, il divorzio, separazione e la detenzione in carcere, le malattie, il licenziamento, la malattia di una persona cara, problemi sessuali, entrata di un nuovo membro della famiglia, morte di un amico intimo, problemi nell’ambito lavorativo, nuove responsabilità sul lavoro, un figlio che esce da casa e problemi con suoceri, cambiamenti nelle condizioni di vita e delle abitudini personali, cambiamento di residenza e cambiamento nelle abitudini alimentari.  Tutti questi fattori, sono le cause principali dello stress e sommate tra loro, possono portare a delle situazioni altamente problematiche. In alcuni casi, soffrire tanto di stress, oltre a portare alla depressione, può causare un disturbo dell’umore cronico. In questo caso, si possono provare le tante tecniche di rilassamento come l’ipnosi o il training autogeno. Nel caso invece, in cui la situazione è sotto il livello di guardia, anche lo yoga, può essere molto d’aiuto.

Chiara Lanari

Posted on Maggio 27, 2008 by chiara

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LO STRESS E LA PERSONALITA’

La personalità, costituisce l’elemento più importante di influenza sulle nostre risposte ad avvenimenti e situazioni particolari. I valori, gli atteggiamenti e i modelli di comportamento che formano la nostra individualità, come persone, sono anche fattori primari, che hanno il potere di determinare in modo maggiore o minore la nostra vulnerabilità allo stress. La componente più profonda della nostra personalità, risiede nel nostro sistema di valori, che a sua volta riflette in modo accentuato i modi in cui vediamo il mondo e lo valutiamo. I valori che ognuno di noi, apprende nei primi anni di vita, che ci vengono insegnati dagli adulti, rispecchiano l’aspetto della personalità che rimarrà costante per tutta la vita. Sono quegli aspetti che difficilmente cambieranno, infatti il comportamento è l’espressione più diretta di certi valori e riflette il nostro più profondo atteggiamento verso noi stessi. Cosi, la maggior parte dello stress personale, è scatenato proprio dalla percezione che ognuno ha di se. Una scarsa stima in se stessi, può portare a determinati problemi che possono provocare lo stress, ad esempio la difficoltà di adattamento, scarse aspettative nei confronti di se, incapacità di affermare il proprio volere. Tutti questi fattori, possono condurre a una limitata capacità di espressione. Emozioni negative come la rabbia, la paura, la collera vengono represse, invece che espresse. Per fortuna, è possibile superare questi ostacoli, è possibile cambiare l’opinione di se, l’importante è saper riconoscere quei modelli di comportamento e le parti della nostra personalità che ci frenano. Secondo gli psicologi, esistono diverse personalità che possono portare allo stress, un tipo, è quello che ha una personalità impaziente, ambiziosa, instancabili nel lavoro e spesso aggressive. Questi tipi di persone hanno un comportamento e una personalità che sono inclini allo stress. Questi individui, sono soliti fissarsi degli obiettivi non solo a se stessi, ma anche agli altri, sono il più delle volte portati a delle emozioni anticipatorie, cioè, iniziano ancora prima dell’evento, ad agitarsi, ciò induce allo stress e all’ansia. Un’altra personalità incline allo stress, hanno invece un profilo del tutto contrario a quello citato sopra, queste persone presentano una calma costante, sono sempre di buon umore, o cosi sembra, sono riflessive, non sono molto ambiziose e sono meno sottoposte al rischio di stress e malattie cardiache. Sicuramente, è difficile appartenere in tutto e per tutto ad un tipo di personalità piuttosto che all’altra, il più delle volte abbiamo un po’ di un tipo e un po’ dell’altro. Raramente, gli individui rappresentano l’equilibrio perfetto di una personalità, piuttosto che di un’altra. Per uscire da quelle situazioni di stress dovuti principalmente alla nostra personalità, dobbiamo lavorare molto su noi stessi. La capacità di riconoscere le situazioni in cui i nostri tratti inclini allo stress tendono ad emergere ci aiuta a proteggerci dallo stesso. L’aiuto di uno psicologo o di un’analista, in questi casi, possono aiutare a combattere quei lati di noi stessi che ci portano a creare situazioni stressanti non solo per noi, ma anche per le persone che ci stanno intorno. Uscire dallo stress è possibile, l’importante è conoscere la nostra personalità.

Chiara Lanari

Posted on Maggio 18, 2008 by chiara

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I sogni

I sogni che facciamo tutti nelle ore notturne, non sempre vengono ricordati al risveglio, spesso vengono rimossi dalla nostra psiche, a causa degli impegni mattutini, e dalla fretta di occuparci di cose molto pratiche; a volte capita, invece, che ne ricordiamo vagamente dei tratti, ma poi ci arrendiamo presto se la ricostruzione dell’intero sogno richiede una certa calma, tranquillitĂ  e concentrazione. Non è vero poi, che non sogniamo mai, semplicemente non prestiamo molta attenzione ai segnali che ci vengono dal cervello, e che vanno semplicemente sviluppati ed interpretati. Se si fanno spesso gli stessi sogni, questo vuol dire che c’è qualcosa nella vita reale che ancora è irrisolta, ed il riproporsi dello stesso film notturno, non è altro che un messaggio della nostra mente, che rielabora quanto lasciato in sospeso, e ce lo fa sapere; sarebbe il caso, se questo fosse possibile, di risolvere nella vita reale questa questione; ad esempio, se durante il sonno ci vengono spesso incontro delle persone che non vediamo da molto tempo, questo significa che, in modo piĂą o meno cosciente, siamo interessati a rivederle queste persone; certo è che se questa gente non fa piĂą parte della vita terrena, può voler significare magari che avevamo ancora delle cose da dir loro, e non ci siamo riusciti, o, perchĂ© no, la volontĂ  da parte di questi ultimi di dirci delle cose, e lì dobbiamo esser bravi ad interpretarne i messaggi, perchĂ© di solito sono frasi o atteggiamenti da decifrare. I sogni sono l’espressione del nostro subconscio e quindi, se facciamo tanti brutti sogni insieme, confusi, e senza filo logico, uniti magari da situazioni angoscianti, riflettiamo sul fatto che, nel momento in cui siamo andati a dormire eravamo particolarmente stanchi; ne trarremo le giuste conclusioni: quando il corpo è stanco, anche la mente è particolarmente provata, e quindi la rielaborazione notturna della nostra mente potrebbe essere particolarmente caotica. Quando ci corichiamo con pensieri positivi, ed in un clima di serenitĂ , sarĂ  difficile fare degli incubi, o dei sogni accavallati l’un l’altro come quelli che descrivevamo in precedenza. Diamo retta ai messaggi che ci vengono dai sogni, fermiamoci a riflettere su ciò che ci ha detto la notte e, se c’è bisogno, sforziamoci di ricordarne almeno i connotati salienti, poi ci accorgeremo che il resto verrĂ  da se; la nostra mente, in quei frangenti, non risente di alcun condizionamento esterno, e perciò ci può regalare un aiuto importante per le cose che ci attendono nella vita reale: dobbiamo imparare, tranne rari casi, ad interpretare i sogni in modo corretto, affidandoci soprattutto alle nostre associazioni mentali; tutti noi associamo persone o situazioni ad elementi molto semplici, ad esempio le negativitĂ  vengono spesso simboleggiate da serpenti o altri animali poco affidabili, ma ognuno di noi ha il suo codice, e non è vero che per tutti è uguale; è per questa ragione che insisto sul fatto di affidarsi alle nostre capacitĂ  di interpretazione, piĂą che a quella degli altri, siamo così diversi tra noi che uno stesso identico sogno fatto da due persone distinte può voler dire cose completamente diverse. Ricordiamo, infine, che le immagini e le parole che la nostra mente elabora quando dormiamo, non attengono il piĂą delle volte a ciò che è giĂ  avvenuto, ma sono per lo piĂą riferite a cose che debbono accadere, verosimilmente in un prossimo futuro; le proiezioni che fa il nostro cervello, solo in minima parte spiegabili dai massimi studiosi della materia, fanno di quest’organo uno dei misteri piĂą affascinanti della vita stessa.

Michele Aliberti

Posted on Aprile 24, 2008 by michelea

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LA PSICOSOMATICA

Il benessere fisico, ha una grande influenza nelle emozioni dell’uomo, a loro volta queste hanno effetti positivi o negativi nell’organismo. Il fattore psicologico, è ormai considerato centrale nell’insorgere delle malattie o anche nella cura di esse. La disciplina che studia questi elementi si chiama la psicosomatica ed è una scienza che studia e mette in relazione la mente con il corpo, ovvero le emozioni e il disturbo, per capire cosa suscita l’emozione nel corpo e quali malattie. Fino a qualche anno fa parlare di psicosomatica, voleva dire riferirsi solo a quelle malattie la cui origine sembrava oscura e per esclusione si dava una motivazione psicologica. Oggi le cose sono cambiate e si guarda alla psicosomatica, come una disciplina dove il male si manifesta nell’organismo come sintomo e a livello psicologico come una carenza. Grazie a questa disciplina, si può distinguere la malattia che dipende da fattori biologici o traumatici, e quella che dipende da fattori psico-sociali. Quindi i sintomi vengono studiati da un punto di vista anche psicologico. Esempi pratici, sono quelle di quelle persone che si ammalano in seguito a gravi situazioni ambientali come un lutto, delusioni, perdita del lavoro, oppure di quegli individui che hanno degli incidenti ripetuti ecc… per conoscere bene questa branca, è dovere descriverne i fattori che essa considera fondamentali: innanzitutto i sintomi psicosomatici che si manifestano attraverso il corpo e sono collegati al sistema nervoso, fornendo un richiamo a quelle situazioni stressanti o di disagio psicologico. Le malattie psicosomatiche, sono considerati tali, quando si manifesta un vero e proprio stato di malattia di un organo. Le malattie che più spesso sono riconosciute come psicosomatiche sono l’asma bronchiale, la colite ulcerosa, l’ipertensione arteriosa, l’eczema e l’ulcera. Oggi giorno in seguito allo sviluppo di nuovi disturbi, si è quasi accertato che le malattie psicosomatiche, possono comprendere disturbi dell’alimentazione, in particolare l’anoressia e la bulimia, i mali psicosomatici che comprendono il sistema respiratorio, come il singhiozzo e la dispnea, quelle che coinvolgono il sistema gastrointestinale e malattie come la gastrite cronica, il vomito, la stipsi, il colon irritabile ecc. Anche il sistema cutaneo può comprendere queste malattie, ad esempio la psoriasi, l’eritema pudico, l’acne, la dermatite l’orticaria, la sudorazione profusa ecc. infine anche malattie legate all’apparato cardiovascolare come l’angina pectoris, la cefalea emicranica, l’infarto e quelle dell’apparato urinario e genitale come i dolori mestruali e i disturbi della minzione. Le malattie psicosomatiche, si manifestano soprattutto perché creano dei meccanismi difensivi alla manifestazione diretta del disagio psichico attraverso l’organismo. Le situazioni di stress, l’ansia o sofferenze che non riescono ad essere espresse perché troppo dolorose, si canalizzano attraverso il corpo, creando cosi il disturbo. Solitamente per capire se una persona è o no psicosomatica, a grandi linee ci si basa su alcune caratteristiche di base, come il fatto che queste persona tendono ad esprimere poco le proprie emozioni ma presentano un buon adattamento alla realtà. Le capacità difensive, cercano di allontanare i fattori psichici che non si riesce ad accettare, pur sapendo che cosi si distrugge il corpo. Le persone che non sono in grado di accedere al loro mondo emotivo, non sentono la rabbia o lo stress in certe situazioni. Quindi attenti ai propri sintomi, spesso una malattia può essere semplicemente il prodotto delle nostre emozioni represse. -Chiara Lanari-

Posted on Aprile 22, 2008 by chiara

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LA DANZATERAPIA, CONOSCERLA PER STAR BENE

La danza, è un importante strumento per esprimere se stessi, espressione della natura umana e della propria armonia. Già da tempi primitivi, la danza era considerata un modo per aumentare il benessere della persona, aiutava ad equilibrare le emozioni e gli stati affettivi. Già da anni, la danza è considerata una vera e propria terapia, che comprende metodi che aiuta il movimento del corpo, in maniera strutturata, secondo obiettivi diversi. La danzaterapia è considerata un modo per favorire la salute mentale e un aiuto psicologico negli individui. I primi approcci della danzaterapia, hanno cercato di individuare attraverso i movimenti del corpo le caratteristiche individuali dei soggetti, come la personalità e gli stati d’animo. Nella danzaterapia, il corpo viene studiato valutando quattro elementi fondamentali, essi sono, il peso, il corpo, lo spazio e il flusso. Oggi, alcune forme di danzaterapia, vengono usate in ospedali, strutture pubbliche e private e sono fondate su alcune interpretazioni teoriche del ballo e delle sue possibilità di appoggio per la mente. Una particolare forma di danzaterapia, è quella diffusa soprattutto in America, che collega i principi del ballo a quelli della psicanalisi junghiana. Questa metodologia, consiste in movimenti del tutto spontanei grazie ai quali si possono esprimere i contenuti del nostro inconscio. Questa tecnica, permette di favorire l’apertura dell’inconscio, esprimendo le proprie emozioni che vengono a loro volta incitate con movimenti ad occhi chiusi e in seguito espressi in modo verbale. La danzaterapia in tutte le sue forme è di grande aiuto anche negli stati depressivi, inoltre favorisce anche l’integrazione sociale negli individui normali ma anche portatori di handicap. C’è anche un tipo di danzaterapia più creativa che mira a creare in modo spontaneo il benessere psico-fisico, senza alcune implicazioni analitiche. Questa modalità, usa il potere liberatorio della danza, per migliorare la comunicazione e soprattutto l’espressione di se. C’è un altra forma di danzaterapia, chiamata expression primitive, che segue un metodo antropologico e si fonda sull’utilizzo di forme primitive di movimento, ovvero dei gesti, o dei rituali che sono uguali in tutte le culture. Grazie a questi movimenti, che hanno il compito di risvegliare aspetti della natura umana nascosta, si viene a contatto con suoni tribali e forme di canto ripetitive, in cui i suoni tribali spesso rappresentano il battito del cuore, che ha il compito di armonizzare il rapporto tra mondo esterno e mondo interno. Questo tipo di danzaterapia, grazie ad un ritmo lento, riporta l’individuo ad uno stato infantile, porta ad un rilassamento profondo e favorisce l’espressione dell’emotività, limitando del tutto la parte razionale. Attraverso la danzaterapia quindi, è possibile raggiungere degli obiettivi precisi. Essa agisce sull’area cognitiva, in cui è possibile migliorare delle competenze specifiche come l’apprendimento,  nell’area emotiva, aiuta ad aumentare la capacità di manifestare dei vissuti emotivi, sorreggendo anche a superare delle paure profonde,nell’area relazionale, aiuta a migliorare le relazioni sociali e i rapporti di coppia e infine in quella psicomotoria, incrementa l’orientamento spaziale. Le malattie per cui spesso viene usata la danzaterapia come cura sono molteplici; si va dalla nevrosi, ai disturbi ossessivi, ai problemi alimentari, alle depressioni e ai disturbi del linguaggio. Anche nel caso in cui si è perfettamente sani, la danza aiuta a rilassarsi ed evitare o curare quelle forme di stress molto comuni. La danza non è solo arte, è anche benessere.  - CHIARA LANARI -

Posted on Aprile 18, 2008 by chiara

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PSICOPOETRY E POESIA-TERAPIA, NUOVI ORIZZONTI PER IL NOSTRO BENESSERE

Tra le innumerevoli forme di terapia che usano manifestazioni artistiche, vi sono anche la poesia e la narrazione. La poesia, rappresenta la più profonda delle narrazioni dell’anima, già da tempi antichi, è utilizzata per esprimere emozioni e per comunicare messaggi che restino nel tempo. La poesia, dopo vari studi è diventata una vera e propria tecnica per aiutare la mente nelle situazioni quotidiane o in presenza di disagi psicologici. Innanzitutto la poesia ha un forte potere liberatorio, da qui sono partiti i presupposti per fondare delle vere e proprie terapie che attraverso questa arte, aiutano il benessere delle persone. La “psicopoetry” e la “poesia-terapia”, sono delle metodologie creative, che mirano a raggiungere degli obiettivi di ordine sociale. Grazie alla lettura e scrittura poetica, si arrivano a conoscere i primi disagi e si possono mitigare alcuni atteggiamenti negativi. Il percorso finale, consiste nella rielaborazione del lavoro fatto, dei risultati ottenuti per arrivare ad una esplorazione poetica auto-valutativa. I modi in cui viene applicata la psicopoetry, è una forma creativa in cui si vieni guidati tramite la poesia a raggiungere degli obiettivi graduali. Innanzitutto viene svolto un colloquio motivazionale, in cui si definiscono anche gli obiettivi della cura, in seguito vengono descritte le tecniche psico-poetiche, che non sempre vengono applicate individualmente, ma a volte anche in gruppo. Sintetizzando un po’, i vari tipi di poesia-tarapia, si suddividono in: scrittura poetica primitiva e poesia follia, che partono da alcuni stimoli di base, che può essere una parola chiave o più parole, che servono a ricostruire in chiave poetica le emozioni attuali, quindi una sorta di narrazione di se, c’è poi il sogno poetico, una maniera di scrivere che vien fuori dopo uno stato di rilassamento indotto. Questo tipo, aiuta a liberare le emozioni correlate a fatti negativi della vita, non elaborati, oppure a conoscere meglio il proprio mondo interno, quando esso ci appare sconosciuto o limitato da atteggiamenti psicologici non consapevoli. C’è poi la poesia simbolica, che aiuta a superare delle delusioni o delle perdite o degli stati di dipendenza affettiva, la poesia immaginativa, che è una tecnica che si basa sulla lettura di poesie che aiuta a creare una rappresentazione di sé o ad affrontare questioni che provocano ansia. Infine ci sono, la cronaca poetica, utile per chi non sa esprimere le proprie emozioni, la poesia biografica che aiuta a ricostruire la propria identità o a migliorare i rapporti tra genitori e figli e la poesia dialogica che attraverso una forma di conversazione poetica con un interlocutore simbolico, aiuta ad esprimere il se. Questa terapia, può essere fondata su vari tipi di programmi, il più comune è il ten-poetry, un percorso diviso in varie fasi, che mirano al miglioramento del benessere individuale. In linea definitiva sia la poesia terapeutica che la psicopoetry, si avvalgono dell’aiuto di altri strumenti, come la musica, le tecniche di rilassamento, la creazione artistica, il canto, la danza, l’uso di rituali e la cromoterapia, tutte con lo scopo di suscitare o sottolineare delle emozioni, per arrivare ad una profonda conoscenza di sé e del proprio inconscio.

Chiara Lanari

Posted on Aprile 18, 2008 by chiara

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IL MOBBING, UNA PERSECUZIONE PSICOLOGICA

Il termine mobbing, usato da molti anni in altri paesi europei, in Italia si sta diffondendo solo in questi ultimi anni e sta a significare quella situazione, soprattutto in ambiente lavorativo, in cui ci sente aggrediti o perseguitati da qualche collega. Più precisamente, dopo vari studi psicologici, con mobbing ci si riferisce a delle vere e proprie molestie, violenze psicologiche, che nel caso siano effettuate da più colleghi si chiama mobbing orizzontale, mentre nel caso sia praticato da un superiore si chiama mobbing verticale o bossing. Un fenomeno che sta prendendo sempre più piega ultimamente, è un tipo di mobbing, chiamato mobbing organizzativo, usato dalle aziende per mandar via volontariamente i dipendenti o perché il personale è troppo o per motivi legati alla personalità dell’individuo che può dar fastidio. Questo tipo di mobbing, può portare le persone al licenziamento, oppure a veri e propri stati depressivi. Per capire meglio di cosa tratta, descrivo brevemente le varie forme di mobbing; innanzitutto si parte dal demansionamento, situazione in vengono dati lavori e mansioni dequalificate rispetto a quelle stabilite, poi si arriva anche alla dequalificazione, cioè mansioni che offendono la persona che spesso può venir isolata del tutto. Certe volte, il mobbing assume le sembianze di veri e propri attacchi che mirano a colpire la dignità dell’individuo. Perché molte persone nel lavoro praticano questo comportamento squallido? I motivi sono molti, si va dall’invidia, alla rivalità, allo svalutare l’altro per sopravvalutare se stessi, fino al bisogno di sentirsi superiore e tentare in tutti i modi di infastidire l’altro aspettando che questo scoppi andando dalla parte del torto. Secondo degli studi psicologici e ad un test pubblicato anche su internet, il mobbing è un vero e proprio disturbo patologico, per essere confermato tale esso deve manifestarsi per almeno 6 mesi e provocare reazioni psicologiche gravi. Ci sono anche casi di doppio mobbing, questo si verifica quando colui che subisce il mobbing, scarica le sue frustrazioni nell’ambiente familiare, chiudendosi successivamente in se stesso. I centri che curano questo problema sono ormai moltissimi, qui vengono diagnosticate vere patologie ansiose e disturbi dell’adattamento. Oltre ad avere conseguenze sociali gravi, queste sono anche economiche perché oltre a colpire un individuo, le conseguenze del mobbing si riflettono sulla famiglia che oltre a dover rinunciare ad un entrata economica, deve pensare a tutte le spese mediche e legali per curare il loro caro. Insomma il mobbing appare sempre più come un problema di carattere nazionale, che può coinvolgere tutti, per questo sono stati aperti anche degli sportelli anti mobbing, con psicologi a disposizione, oltre ad un numero di informazioni, con lo scopo di creare veri e propri gruppi di aiuto. Ci si chiede cosa scatena questi meccanismi nelle persone che sono i carnefici del mobbing, secondo gli psicologi si sviluppano all’interno del cervello umano meccanismi automatici che fanno in modo che le persone abituate a comandare, abbiano da questa strategia una soddisfazione personale e anche una sicurezza per colmare delle carenze. Chi subisce d’altro canto, cade in stato di ansia e persecuzione che può portare a veri stati depressivi, soprattutto nel caso si è impossibilitati a cercare un altro tipo di lavoro. Purtroppo per ora, non ci sono soluzione complete per questo problema sociale, ci si può solo appoggiare agli specialisti che sapranno come curare gli stati ansiosi provocati da questo problema. Un unico consiglio, se vi capita sul lavoro di essere vittime del mobbing non scoraggiatevi, ma denunciate subito il fatto, se avete ragione, non perderete il lavoro ne tanto meno la dignità.

Chiara Lanari

Posted on Aprile 18, 2008 by chiara

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LA PAURA DI RELAZIONARSI.

La fobia sociale è caratterizzata da un’ansia e da una timidezza che impediscono una normale vita di relazione. Si manifesta solitamente entro i venticinque anni, rendendosi evidente soprattutto durante l’etĂ  adolescenziale.
Non sempre tale forma di timidezza deve essere curata. Se una persona, benché timida, vive bene e ha una vita di relazione soddisfacente, non ha bisogno di cure. Esse sono però necessarie a coloro che conducono una esistenza resa difficile o impossibile da questa forma di timidezza eccessiva.
Le persone che soffrono di fobia sociale appaiono spesso disattente e disorientate. Essendo molto concentrate sul giudizio che gli altri possono avere di loro, non riescono a portare a termine con serenitĂ  i lavori o le occupazioni che devono svolgere. Questa malattia ha sicuramente una base ereditaria: i figli di genitori affetti da tale disturbo possono svilupparlo con maggiore facilitĂ  rispetto agli altri.
Per curarla vi sono terapie farmacologiche e psicologiche, per ottenere risultati migliori bisognerebbe associarle. I farmaci piĂą adatti per superare questa spiacevole condizione sono essenzialmente due: gli antidepressivi chiamati inibitori della ricaptazione della serotonina e i farmaci inibitori della noradrenalina. Questi forniscono al cervello una maggiore disponibilitĂ  di serotonina oppure di noradrenalina, cioè le sostanze che regolano la nostra emotivitĂ . Riportare a livelli corretti i loro valori aiuta a sentirsi piĂą sicuri, meno timorosi. Tuttavia, tali farmaci non possono essere somministrati insieme e sarĂ  lo specialista, secondo le condizioni del paziente, a decidere quale sia piĂą indicato e a quale dosaggio. Si tratta di farmaci da prendere per via orale, quotidianamente. Poi vi sono altre possibilitĂ  terapeutiche. Quando la fobia sociale è limitata a poche situazioni, come per esempio la difficoltĂ  di esprimersi dinanzi a una folta platea, si può prescrivere un farmaco betabloccante da assumere in forma preventivain quella occasione. Questo serve a rallentare il ritmo cardiaco e, quindi, a evitare tachicardie e palpitazioni. PiĂą importante, però, è sommare ai farmaci un ciclo di psicoterapia di tipo cognitivo-comportamentale. Grazie a questa terapia, che di norma dura circa sei mesi con sedute settimanali di un’ora, si impara a gestire le situazioni che possono creare forte disagio ai pazienti.
Ci sono ottime possibilitĂ  che, nel giro di un anno di terapia farmacologica associata alla psicoterapia, il disturbo si risolva. Ovviamente, molto dipende dalla sua gravitĂ  e dalla collaborazione del paziente nel seguire puntualmente le cure. A volte si possono allungare i tempi della cura o anche riprenderla, se c’è una ricaduta. Ma è garantito che, con le opportune terapie, la vita migliora in maniera sostanziale.

Raffaella Calemme

Posted on Aprile 16, 2008 by raffaella

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