CURIAMO LA SALUTE DEI NOSTRI PIEDI.

I piedi sono la parte del corpo che la maggioranza degli uomini e delle donne di qualsiasi età non vorrebbe mai scoprire. Per questo molte persone, soprattutto d’inverno, tendono a trascurarli e a non prestare ad essi le cure essenziali di cui hanno bisogno per essere sani e belli. Accade quindi che i piedi siano soggetti a funghi, calli, e unghie fragili. Ma, per evitare questi disturbi, basta seguire alcune semplici regole. Per esempio, bisogna asciugarli bene soprattutto negli spazi tra le dita, dopo aver fatto la doccia o il bagno; usare la pietra pomice; fare un pediluvio con acqua e bicarbonato due volte al mese che disinfetta e aiuta a eliminare eventuali funghi e ammorbidisce la pelle e quindi serve anche per ridurre i calli.
Per evitare che i funghi attacchino i piedi è basilare evitare scarpe di gomma che impediscono la normale traspirazione , soprattutto adesso che il clima è più mite e la temperatura aumenta. Infatti, la gomma non lascia respirare il piede e, anche a causa del caldo e della sudorazione, nella scarpa si forma un ambiente saturo di umidità, che costituisce la “location” ideale per i funghi. Per lo stesso motivo è necessario asciugare sempre con molta cura i piedi dopo il bagno o la doccia.
Per dire basta ai calli occorre utilizzare dopo il pediluvio la pietra pomice una decina di volte sul callo per ammorbidirlo. Evitate di eliminarlo da soli, magari usando le forbicine o altro, perché potreste peggiorare la situazione e ferirvi. Se il callo è grande o fa molto male bisogna rivolgersi ad un podologo per farlo ridurre. Ma per avere piedi sani e belli è importante anche avere unghie forti e non sfaldate. Per questo diviene di primaria importanza inserire nella dieta frutta secca e verdure a foglia verde (come spinaci e insalata) che sono ricche di ferro, rame e zinco, minerali che rendono le unghie più resistenti e meno soggette a infezioni. I funghi, infatti, possono insinuarsi nelle sfaldature e dare luogo a infezioni.
In generale, per evitare infezioni ai piedi, non tagliate le cuticole, cioè le pellicine delle unghie, ma spingetele con l’apposito bastoncino di legno verso la base delle unghie stesse. Dopo il pediluvio imparate a stendere un velo di crema idratante sui piedi massaggiandoli dal basso verso l’alto: aiuta a riattivare la circolazione e rende la pelle più morbida. Nel pediluvio potete usare scaglie di sapone di Marsiglia, questo prodotto è ottimale poiché ha un effetto sbiancante.

Raffaella Calemme

Posted on Aprile 10, 2008 by admin

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Consigli per chi gioca a calcetto

Il gioco del calcio a 5, meglio conosciuto come calcetto, da piĂą di venti anni ormai spopola tra i giovanissimi, gli adulti, ed anche tra gli over 40; indubbiamente rappresenta un fenomeno sociale che attraversa non solo tutte le etĂ , ma che attrae anche il gentil sesso, visto che aumentano di anno in anno le iscritte alle varie scuole di calcio a 5 femminile. La facilitĂ  di organizzare una partitella dove servono solo 10 persone, e non 22, come si era costretti a fare una volta, è un altro elemento da non sottacere nella valutazione del successo di questo sport. Non parliamo, in questo articolo, dei professionisti facenti parte delle varie categorie, che si allenano con cadenza quotidiana, o quasi, ma dei cosiddetti amatori, che si vedono un giorno a settimana, per divertirsi con gli amici e magari concludere la serata in pizzeria. Il calcetto è uno sport fatto di continui scatti, repentini spostamenti laterali, stress muscolari, e pochi momenti di recupero. Questa peculiaritĂ  fa sì che i traumi post calcetto, e mi riferisco in particolare a lesioni meniscali, dei legamenti del ginocchio, ma anche distorsioni e stiramenti muscolari, siano all’ordine del giorno; questo può essere testimoniato da qualunque ortopedico, o piĂą semplicemente, basterebbe farsi un giretto per i pronto soccorso, per ottenere una casistica di quanti vanno lì doloranti, ancora in calzoncini e maglietta, accompagnati di fretta e furia da compagni di squadra preoccupati. Per provare ad evitare almeno una parte di questi incidenti, basterebbe arrivare al campo mezz’ora prima, ed occuparsi di eseguire una serie di esercizi preparatori alla gara, che contemplino sicuramente una corsetta leggera, degli esercizi di allungamento muscolare, ginnastica costante, e simulazioni delle azioni di gioco in modo da esser preparati agli sforzi che ci capiteranno; inoltre, se passa una settimana tra una partita e l’altra, sarebbe il caso di trovare il tempo per andare a correre al parco, almeno 2 volte in sette giorni; questa sana abitudine migliora notevolmente la nostra preparazione, sia a livello di ossigenazione, che di tono muscolare. Il ginocchio, in modo particolare, è molto sollecitato dai movimenti del calcetto, e ridurre le oscillazioni della rotula irrobustendone la muscolatura a sostegno, con dei semplici ma importanti esercizi, equivale a ridurre i potenziali infortuni da movimento anomalo: basta sedersi sopra ad un tavolo, con le gambe penzoloni, ed in maniera alternativa, allungare prima uno, e poi l’altro arto in posizione parallela al terreno, tenerlo li fermo per 5 minuti, in modo da sentirsi letteralmente tirare i muscoli attorno al ginocchio. L’obiettivo di avere una forma fisica accettabile, ci consente di affrontare le partite di calcetto anche con una maggiore consapevolezza dei nostri limiti; giĂ  perchè questo è un altro piccolo segreto, per evitare gli infortuni: cercare sempre di non esagerare con lo sforzo fisico, e non dare mai il 100%, migliora la nostra luciditĂ  mentale, e questo ci permette di fare sempre la cosa giusta nelle varie situazioni di gioco; la tranche agonistica, dovuta alla mancanza di preparazione fisica, o alla voglia di strafare, porta spesso a fare del male a noi stessi o agli altri. Il consiglio piĂą importante, soprattutto per chi non ha mai fatto sport e si improvvisa “calcettaro”, è quello di sottoporsi ad una visita sportiva in un centro specializzato, almeno una volta all’anno, scoprire come si comporta il nostro cuore sotto sforzo, così come tutti gli altri esami a cui ci sottoporrĂ  lo specialista, ci farĂ  stare piĂą tranquilli e sereni. Riflettere sul beneficio di terminare una partita, non con la lingua di fuori, ma con una buona dose di energia ancora in noi, da spendere come meglio crediamo, ci darĂ  la spinta giusta per cominciare a farci del bene, e adottare un giusto stile di vita.

Michele Aliberti

Posted on Aprile 10, 2008 by admin

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Cellulite: affrontarla si può

E’ l’inestetismo piĂą temuto dalle donne, quell’odiata buccia d’arancia! Eppure si può prevenire, infatti risultano piĂą efficaci i rimedi applicati ad uno stato iniziale piuttosto che quelli usati in uno stato piĂą avanzato. PerchĂ© la cellulite si formi deve passare molto tempo: non bisogna confonderla con l’aspetto di buccia d’arancia che si vede quando si solleva la pelle fra le dita perchĂ© in questo caso siamo di fronte a semplice grasso. La cellulite è una modificazione del tessuto sotto la pelle con conseguente ritenzione di liquido, e si manifesta con noduli che possono arrivare ad essere molto dolorosi, per tale motivo trascurala non è poi così saggio.
E’ un disturbo che ha una certa familiaritĂ , nel senso che se una madre ne soffre allora anche la figlia ha molte probabilitĂ  di svilupparla, molto tuttavia può essere fatto a livello preventivo iniziando ad esempio dallo stile di vita: sedentarietĂ , cattiva alimentazione, fumo, alcool, stress e difficoltĂ  intestinali non fanno altro che peggiorare la cellulite. Non dimentichiamo anche che i vestiti troppo attillati e le calzature scomode e poco traspiranti favoriscono la ritenzione idrica e contribuiscono ad alterare la microcircolazione del tessuto adiposo favorendo inoltre al suo interno l’accumulo di tossine.
Detto questo, allora in concreto cosa si può fare? Innanzitutto investire in un’alimentazione corretta, povera di cibi troppo calorici e di difficile digestione, povera di sale e ricca di frutta e verdura per avere un apporto sufficiente di sali minerali, vitamine e fibre. Dopo questo passo vengono in aiuto i trattamenti locali: ad es. la liposuzione superficiale che onestamente non dĂ  grandissimi risultati e la mesoterapia che consiste nell’iniettare sotto la pelle, nei punti da trattare, un mix di farmaci che agiscono sui grassi, drenano i liquidi e proteggono i vasi; sono necessarie, di solito, dalle 10 alle 20 sedute. Un trattamento molto interessante è l’ozono terapia che grazie, all’iniezione sottocutanea dell’ozono e altri gas ad esso aggiunti, riesce a dare risultati evidenti anche in breve tempo. L’elettrolipolisi è un sistema usato da tempo tramite il quale due aghi posti al di sotto della pelle emettono una micro corrente in grado di sciogliere i cosiddetti cuscinetti e tonificare il sistema connettivo-muscolare della cute.
I casi di cellulite più diffusi sono tuttavia quelli meno seri in cui un trattamento esclusivamente cosmetico può dare discreti risultati, come qualche crema ad effetto drenante che migliora la circolazione locale oppure come gli impacchi di argilla che aiutano ad assorbire i liquidi ristagnanti nel tessuto adiposo. Ogni trattamento cosmetico prevede massaggi per applicare il prodotto, in effetti anche il massaggio in sé apporta i suoi benefici in termini di microcircolazione e di rilassamento cutaneo e psicologico.

Posted on Aprile 1, 2008 by admin

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INSONNIA? ECCO COME AFFRONTARLA!

Sono in tanti ad affermare di non riuscire a fare sogni tranquilli. Nel nostro Paese si annoverano ben dodici milioni di persone che non riescono a riposare bene.
Un italiano su quattro fa fatica ad addormentarsi e non riesce a trovare la chiave giusta per risolvere la situazione.
Manca quella che potrebbe essere definita “cultura del riposo”. E ci sono ancora troppi luoghi comuni su come riuscire a dormire bene. Sfatarli è semplicissimo.
Molto spesso chi inizia a dormire male in un periodo di stress crede di essere diventato ormai insonne. In realtà, solo il cinque per cento della popolazione soffre di insonnia cronica, disturbo che ha forti ripercussioni sulla salute e sull’umore.
Nei restanti casi siamo dinanzi a un problema passeggero che ha come cause preoccupazioni e ansia. Per superarlo bisogna non preoccuparsi troppo e fare le mosse giuste ai primi cenni di difficoltĂ .
E’ sbagliato cercare in tutti i modi di dormire, sforzarsi di chiudere gli occhi. Meglio alzarsi, leggere, guardare la tv, insomma fare altro. In questo modo distraiamo la mente dal mancato riposo.
E’ la mossa più errata ricorrere da subito a sonniferi. Servono solo da tappabuchi perché fanno sentire meglio per qualche tempo, ma dopo qualche mese l’effetto svanisce e siamo al punto di partenza.
Impariamo piuttosto una semplice principio: la regolarità. L’ora in cui andiamo a letto e quella in cui ci svegliamo dovrebbero essere sempre le stesse. Ovviamente con un po’di elasticità, in quanto ognuno ha i suoi ritmi e deve trovare quelli più congeniali. Poi bisogna tener conto che basta dormire le prime quattro-cinque ore. Ma se il disturbo continua, nonostante i nostri tentativi vari, è meglio rivolgersi ad uno specialista. Le cause del disturbo notturno potrebbero essere le più svariate.
In genere si dà la colpa alle preoccupazioni, ma nell’ottanta per cento dei casi l’insonnia è legata a un problema fisico, come ad esempio la lombalgia. La si può affrontare scegliendo il cuscino giusto che ci faccia tornare a dormire bene. Ma il mal di schiena non è l’unica causa, nel quarantuno per cento dei casi chi soffre di insonnia ha problemi di respirazione. Tale malessere può essere risolto con i cerotti nasali. Va poi “monitorato” il posto in cui si dorme. Il materasso e i guanciali devono essere abbastanza rigidi e le temperatura non deve mai superare i venti gradi.
Si tratta di piccoli accorgimenti, ma che possono regalarci nuovamente notti serene e tranquille.

Raffaella Calemme

Posted on Marzo 31, 2008 by admin

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AIUTIAMO GLI ANZIANI A NUTRIRSI BENE.

Molti sono gli anziani che, ricoverati in ospedale, saltano i pasti.
In Inghilterra lo scorso anno sono stati dimessi dagli ospedali circa 140mila pazienti in stato di malnutrizione. Una recente ricerca italiana ha constato che, durante un ricovero, sei persone su dieci digiunano. La causa fondamentale sta nel fatto che in ospedale i menu sono insipidi e ripetitivi. Inoltre anche l’umore negativo tende a chiudere lo stomaco dei pazienti.
Ma una dieta equilibrata è fondamentale per guarire. Altrimenti si rischia di perdere muscoli e forze, rendendo molto più lunga la convalescenza.
Se il soggetto anziano in questione è poi molto magro e fragile, possono comparire le piaghe da decubito. Quindi bisogna insistere affinché gli anziani prendano la forchetta. Spesso non mangiano per il fatto che si sentono trascurati e abbandonati. Il che significa che dobbiamo dedicargli tempo, attenzione e pazienza. Attraverso turni i parenti devono essere sempre presenti durante i pasti, per invogliare il malato a mangiare.
L’anziano non va rimproverato, altrimenti lo si scoraggia. Un trucco per stuzzicare l’appetito è quello di dividere la portata in piccole porzioni disponendole poco alla volta su un piatto grande, già tagliuzzate. In questo modo il cibo sembra poco, non spaventa e dà l’idea che sia meno difficile da mandare giù.
Ogni tanto si può poi viziare la persona cara con qualche piatto portato da casa chiedendo prima al medico cosa può o non può mangiare.
I cibi migliori sono quelli proteici e facilmente digeribili. Salumi magri come la bresaola, frittate, legumi sono l’ideale. Visto che con l’età il senso del gusto si attenua, è meglio condire gli alimenti con prezzemolo, timo, rosmarino, o altre erbe profumate che stimolano l’appetito. Se l’anziano preferisce cibi liquidi, il brodo di pollo è un ottimo ricostituente naturale. E’ un concentrato di proteine che stimola l’appetito. Vanno bene anche dolci morbidi e profumati da consumare come spuntino come la torta di mele, il budino o una crema.

Raffaella Calemme

Posted on Marzo 31, 2008 by admin

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TENERE IL FEGATO SOTTO CONTROLLO CON UN TEST

Una semplice analisi del sangue permette di tenere a bada la salute del fegato e di evitare la biopsia, con tutti i disagi che questo esame comporta.
Si tratta di un ottimo vantaggio per chi soffre di epatite C e deve tenere sotto controllo l’evoluzione dell’infezione per verificare che non degeneri in malattie più gravi. Circa un milione e mezzo di persone in Italia hanno questo problema.
Spesso rimane silente per anni, senza dare sintomi.
Ma può causare la cirrosi epatica o, in casi peggiori, il tumore al fegato.
Per questo è davvero importante tenere sotto controllo l’evoluzione dell’epatite, in modo da scovare subito segnali d’allerta. La prima spia è la presenza e l’accumulo di fibrosi nei tessuti che è indice di un’infiammazione in corso.
I tessuti epatici sono legati da una sorta di impalcatura detta matrice, che permette i normali scambi tra le cellule. In un fegato sano la matrice è costituita da una trama molto leggera e delicata. In caso di fibrosi, è molto più indurita, come fosse formata da tante cicatrici. Con lo scorrere del tempo, se la fibrosi si aggrava, il fegato non riesce a portare più avanti le sue normali funzioni.
Finora l’unica via per valutare il problema era la biopsia. Si tratta del prelievo, effettuato con un ago molto sottile e sotto guida ecografica, di un campione di tessuto da far analizzare in laboratorio. Stiamo parlando di un esame invasivo che richiede un giorno di ricovero in ospedale.
Adesso, grazie al nuovo test, è possibile farne a meno. Solo quando il risultato del Fibrotest lascia qualche dubbio bisogna ricorrere alla biopsia per analizzare direttamente i tessuti. In ogni caso l’equipe dell’ospedale di Mestre in collaborazione con l’Università di Padova ha realizzato uno studio che ne garantisce l’efficacia.
Il Fibrotest è semplice. Si esegue un normale prelievo del sangue. I dati ottenuti vengono inseriti dal biologo sul sito internet www.biopredictive.com. Un programma li elabora combinandoli tra loro e fornendo all’istante il risultato.
Il test costa dai settanta ai cento euro e ha un’affidabilità del 95 %.
Ovviamente il riscontro finale è l’analisi dello specialista.

Raffaella Calemme

Posted on Marzo 31, 2008 by admin

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Quando l’intestino va in vacanza

Con l’arrivo della bella stagione, aumentano anche le persone che decidono di andare in vacanza e prendersi alcuni giorni di meritato riposo, soprattutto dopo i bagordi dell’inverno. Non è raro però che anche durante i giorni di ferie alcuni organi del nostro corpo risentono del cambiamento d’ambiente, i disturbi più comuni sono la diarrea del viaggiatore, che colpisce molte persone durante i soggiorni soprattutto all’estero, oppure la stitichezza che è sempre in agguato anche per pochi giorni. Soprattutto chi decide di andare nei paesi esotici, deve avere un occhio di riguardo per i problemi intestinali, i problemi si trovano un po’ ovunque, il cibo crudo ad esempio sarebbe da evitare perché non si sa mai davvero cosa contenga, c’è anche la possibilità che possa essere scaduto o mal mantenuto, aumentando di molto le possibilità di problemi intestinali. Altro problema di non poco conto, è l’acqua contaminata, ecco perché è sempre bene bere acqua delle bottiglie sigillate ed evitare accuratamente quella dei rubinetti o delle fontanelle. Anche i denti vanno lavati con acqua imbottigliata, perché usando quella corrente si rischia di ingerirne comunque piccole dosi. Non evitando questi problemi, è facile venir colpiti dalla diarrea del viaggiatore, cosi chiamata appunto perché colpisce i vacanzieri. Si presenta con forti dolori addominali, febbre e diarrea. A questo proposito, è dovere anche evitare di mangiare verdure crude, latte freddo, formaggi freschi, gelati e ghiaccio. Se si vuole mangiare la frutta, bisogna sbucciarla molto bene e tutti i tipi di carne, uova e pesce vanno mangiati solo se ben cotti. Prevenire è meglio che curare, per questo è meglio preparare l’intestino al cambio di alimentazione, sia prima della partenza che durante la vacanza. Si consiglia a questo proposito di prendere i fermenti lattici, che aiutano i batteri a svolgere le loro funzioni regolarizzanti, in particolare i fermenti lattici detti probiotici, favoriscono e aumentano la presenza dei batteri positivi. Al contrario di chi soffre della diarrea del viaggiatore, c’è chi invece durante il soggiorno non riesce a defecare, questo problema ben noto come stitichezza, è la difficoltà o la mancanza di stimolo ad evacuare, chi ci riesce lo fa in modo forzato e spesso incompleto. La stitichezza causa gonfiore addominale e anche dolori al basso ventre, dovuto appunto all’accumulo di feci non espulse. Per prevenire e curare la stitichezza, innanzitutto bisogna mangiare in modo calmo, senza fretta in modo da ingerire una quantità adeguata di cibo che aiuti a stimolare la muscolatura interna. Evitare di saltare pranzi o cene, meglio mangiare a piccole dosi masticando bene. E’ consigliato soprattutto mangiare moltissima frutta, verdura, cibi ricchi di fibre, integratori alimentari che spesso e volentieri danno una mano a regolarizzare l’intestino e velocizzare il passaggio delle scorie portando l’intestino al suo naturale equilibrio. E’ anche raccomandabile andare in bagno più o meno alla stessa ora ogni giorno, in modo da mantenere una certa costanza e anche camminare e aiutarsi con lo sport. Un aiuto davvero efficace è l’acqua, berne almeno 2 litri al giorno aiuta a mantenere le feci lisce e soprattutto evita il dolore durante l’evacuazione. Sconsigliato è l’uso dei lassativi che risolvono solo temporaneamente il problema, ma non lo curano, anzi facendone un uso spropositato si rischia di capovolgere il problema dalla stitichezza alla diarrea.

Chiara Lanari

Posted on Marzo 28, 2008 by admin

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